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Schianto mortale Belluno: muore su auto guidata da ubriaco

Schianto mortale Belluno: brasiliano ubriaco esce di strada

 

Il 5 luglio e il 15 marzo 2019 i quotidiani Il Gazzettino di Belluno Corriere delle Alpi pubblicano un’articolo sull’incidente stradale che ha causato la morte della 42enne Barbara Durastante.

L’auto sulla quale viaggiava è uscita di strada schiantandosi su un albero. Il conducente era ubriaco e dopo l’incidente si è reso irreperibile.

I familiari di Barbara si sono affidati a Giesse Risarcimento Danni perché sia fatta giustizia.

«Lui a casa felice, mia figlia morta»

Ieri in aula Roberto Durastante, il papà della 42enne morta nella Fiat guidata da un brasiliano ubriaco il 19 dicembre 2017. Lo straniero è a processo per omicidio stradale aggravato. Ieri il giudice ha disposto una perizia sulla vecchia vettura.

 

IL PROCESSO. Belluno. Una perizia sul funzionamento della Fiat Uno e eventuali anomalie del veicolo in cui morì Barbara Durastante. Lo ha deciso ieri in aula, in apertura di processo, il giudice Angela Feletto, parlando di «perizia dirimente» per decidere come proseguire. La 42enne bellunese Barbara perse la vita mentre viaggiava come passeggera sull’auto condotta dall’amico Evandro Gonsalves Galhardo.

Lo schianto avvenne la sera del 19 dicembre 2017, quando il brasiliano 40enne ubriaco, finì con la vettura su un platano in via Vittorio Veneto. Barbara morì sul colpo e lui finì all’ospedale: dopo le cure si rese irreperibile tornando al suo paese. Ma il processo per omicidio stradale, con l’aggravante dell’ubriachezza, va avanti lo stesso, grazie alla nomina dell’avvocato di fiducia. Il brasiliano è rappresentato dagli avvocati Ferruccio e Davide Rovelli.

Quella di ieri era un’udienza interlocutoria in cui la difesa ha chiesto la perizia sulla vettura, poi ammessa e disposta d’ufficio dal giudice. Il processo è stato rinviato al 10
ottobre per il consulente e 5 testimoni dell’accusa. Parlerà anche il papà di Barbara, Roberto Durastante, che ieri era in aula.

IL PAPÀ. Il genitore era arrivato da Roma ed era assistito dai referenti di Giesse Risarcimento Danni. La famiglia non è costituita nel processo, ma c’è una causa civile in corso a Milano, contro la Vittoria Assicurazioni, che copriva l’auto. Il papà dopo l’udienza ha commentato: «Io spero che mi torni la fiducia nella giustizia. Spero che chi ha causato la morte di mia figlia paghi.

In Brasile esiste l’estradizione, da quando c’è il nuovo Governo, e io spero che in caso di condanna, venga portato a scontare la pena fino all’ultimo giorno». D’altronde il brasiliano rischia una pena che parte da un minimo di 8 anni di reclusione. «Comunque già il fatto che il processo sia iniziato a distanza di meno di due anni dai fatti mi fa
ben sperare – ha proseguito papà Durastante – a Roma vedo processi di fatti di 5-6 anni prima.

Ma ora deve essere chiarito una volta per tutte quello che è successo: quella persona era al volante con un tasso alcolemico 6 volte quello legale per mettersi alla guida che è 0.50». Gonsalves Galhardo guidava ubriaco con un’alcolemia che sfiorava i 3 grammi di alcol per litro di sangue (2,89 per l’esattezza) e non venne arrestato. Un problema che c’è nei casi di omicidio stradale quando la Procura attende i dati delle analisi forensi relativi allo stato d’ebbrezza prima di poter procedere.

IL DESIDERIO. Oltre a quello di avere giustizia il desiderio di Roberto Durastante è quello di rivedere gli occhi di sua figlia. Era stato data l’autorizzazione dai familiari e le cornee della 42enne hanno ridato la vista e la vita a una persona ignota. Il papà vorrebbe incontrarla. «Non ci sono ancora riuscito – ha detto – anche se ho chiesto alla fondazione Banca degli occhi, che però è tenuta alla privacy.

Io ho lasciato un messaggio per chi ha ricevuto quel dono, ma ad oggi non sono ancora stato contattato». Lui gli occhi di sua figlia non li ha più visti, ma quelli dell’uomo che l’ha uccisa ce li ha davanti sempre, ogni giorno sui social. «Lui va avanti con la sua vita in Brasile – spiega Roberto -, come se nulla fosse. Posta immagini, pensieri, notizie di dove si trova.»

Gli inquirenti quindi sanno chiaramente dove si trova. Non capisco perché non possa assere portato qui ad affrontare le sue responsabilità. Mia figlia invece che era laureata in Optometria e che oggi potrebbe essere a Luxottica, dove assumono, invece non c’è più». Ovviamente l’estradizione per l’imputato potrebbe scattare solo a sentenza definitiva, in caso di condanna. E ci vorranno tre gradi di giudizio. Intanto Roberto prosegue la sua battaglia, con segnalazioni di casi di malagiustizia, sui social, dove è seguito da 5mila persone.

Leggi l’articolo del 5 luglio 2019 sul sito de Il Gazzettino di Belluno

 

Serve una perizia tecnica per la morte di Barbara.

La causa civile è in corso

 

BELLUNO. Perizia tecnica sullo schianto. Aperto il processo al brasiliano Evandro Galhardo Gonsalves, che è accusato di omicidio stradale per la morte di Barbara Durastante, in via Vittorio Veneto. Dopo la consulenza dello specialista della pubblica accusa Zamuner, ieri mattina il difensore Rovelli l’ha chiesta per stabilire la dinamica del sinistro della sera del 17 dicembre di due anni fa; la causa del decesso della 42enne optometrista; il funzionamento della Fiat Uno, che era finita contro un platano e, dopo aver girato più volte su se stessa, si era fermata di traverso sulla carreggiata.

I primi accertamenti hanno evidenziato che l’uomo era in stato di ebbrezza (il tasso alcolemico rilevato era pari a 2,89 grammi per litro) e la donna non aveva la cintura di sicurezza allacciata.

Il giudice Feletto si era inizialmente riservata sulla richiesta, ma in un secondo momento ha disposto questo ulteriore accertamento e convocherà lo specialista Zattin per il giuramento alle 14 del 10 ottobre.

Il padre della ragazza, Roberto Durastante, è arrivato da Roma, pur non essendosi costituito parte civile. C’è una causa, di fronte al Tribunale di Milano contro Vittoria assicurazioni, che ha già proposto un ristoro a Giesse Risarcimento Danni, che però non è stato ritenuto sufficiente. Quanto all’imputato, risulta irreperibile, ma sa di sicuro dell’esistenza del procedimento penale.

La donna non aveva le cinture allacciate, questo è vero, ma Gonsalves avrebbe dovuto accompagnarla a casa e non portarla, chissà perché, verso i centri commerciali già chiusi a quell’ora: «Nessuno potrà mai restituirmi una figlia», ha sospirato fuori dall’aula Roberto Durastante, «meno male che questo tribunale ha fissato un’udienza così ravvicinata: a Roma, chissà quanto tempo avrei dovuto aspettare».

L’uomo era curioso di sapere a chi fossero andate le cornee donate dalla ragazza: «So che qualcuno le ha ricevute, ma la Banca degli Occhi non mi dice niente. Non può dirmelo e questo mi dispiace parecchio, perché vorrei poter parlare con questa persona».

Leggi l’articolo del 5 luglio 2019 sul sito de Il Corriere delle Alpi

Uccise Barbara: rischia 8 anni, ma è fuggito

Rinviato a giudizio ieri Evandro Gonsalves Galhardo: l’uomo guidava ubriaco la Fiat Uno in cui morì la 42enne

Aveva un’alcolemia di quasi 6 volte il massimo consentito, ma non venne arrestato dopo lo schianto e andò in Brasile

 

BELLUNO. La speranza è che dal processo che inizierà a luglio arrivi giustizia per la morte di Barbara Durastante, la 42enne bellunese morta mentre viaggiava sull’auto condotta dall’amico Evandro Gonsalves Galhardo. Sarà comunque una giustizia “a metà” perché l’imputato è da tempo un fantasma.

L’IMPUTATO FANTASMA. Dopo lo schianto mortale, avvenuto la sera del 19 dicembre 2017 quando la sua auto finì su un platano in via Vittorio Veneto, venne ricoverato in ospedale. Ma poi trovò il modo di andarsene. Forse è in Brasile a curarsi, come aveva detto qualche tempo fa ai carabinieri che lo cercavano. Quel che è certo è che guidava ubriaco con un’alcolemia che sfiorava i 3 grammi di alcol per litro di sangue (2,89 per l’esattezza) e non venne arrestato. Certo dopo ieri mattina, quando è stato rinviato a giudizio per l’udienza del 4 luglio, rischia un minimo di 8 anni di reclusione. Ma la pena resterà comunque sulla carta, perché probabilmente lui non farà mai più ritorno in Italia.

LA FAMIGLIA. Ieri in Tribunale a Belluno, giorno dell’udienza di fronte al gup Enrica Marson era presente la sorella di Barbara, accompagnata dai referenti di Giesse risarcimenti, la società bellunese di risarcimento danni e responsabilità civile che affianca la famiglia nella vicenda. A rappresentarli in aula l’avvocato Nives Zanon, che però ha rinunciato alla costituzione di parte civile. Resteranno fuori dal processo, perché è già in corso una causa civile a Milano contro l’assicurazione. Ma sicuramente non mancheranno di seguire tutte le udienze, perché papà e sorella sperano che venga fatta giustizia per la loro congiunta.

LA DIFESA. L’imputato ovviamente non c’era, ma era rappresentato dagli avvocati Ferruccio e Davide Rovelli. Proprio il mandato fiduciario formato da Evandro Gonsalves Galhardo, dopo l’incidente, consente di celebrare il processo. In caso contrario anche l’udienza di ieri sarebbe stata rinviata per irreperibilità dell’imputato. I difensori hanno puntato sul guasto tecnico della Fiat Uno che conduceva il brasiliano la notte della tragedia. Per questo hanno chiesto al gup Enrica Marson il non doversi procedere. Contro questa ipotesi c’è però la consulenza tecnica disposta dal pm che dice testualmente che «non sono emerse anomalie della Fiat Uno». La vettura era stata vista dai testimoni procedere a zig zag e la velocità ricostruita dal tecnico è di 60 chilometri orari (superiore a quanto consentito in quel tratto). In quella vettura condotta dall’amico ubriaco fradicio c’era Barbara, che era senza cinture e non ha avuto scampo.

Leggi l’articolo del 15 marzo 2019 sul sito de Il Gazzettino di Belluno

Il brasiliano Gonsalves rinviato a giudizio per omicidio stradale

L’uomo va a processo per la morte di Barbara Durastante. Ieri il gip ha fissato l’apertura del procedimento per il 4 luglio

Dopo la causa civile promossa al tribunale di Milano per il risarcimento danni, la tragica vicenda della morte della quarantaduenne Barbara Durastante si sposta sul fronte penale con il rinvio a giudizio di Evandro Galhardo Gonsalves deciso dal gip Marson al termine dell’udienza preliminare di ieri.  Il brasiliano che la sera di domenica 17 dicembre 2017 era al volante della macchina che si è schiantata contro un albero in via Vittorio Veneto, andrà a processo per omicidio stradale. Il procedimento nell’aula del tribunale di Belluno si aprirà il 4 luglio.

Quella sera Gonsalves stava guidando in stato di ebbrezza, come ha certificato il referto dell’ospedale riscontrando un tasso alcolemico di 2,89 grammi per litro di sangue a fronte del limite consentito di 0,5. Dagli accertamenti emerge inoltre che la macchina stava procedendo a velocità superiore al limite di 50 chilometri all’ora consentito in quel tratto di strada (sembra a 60 all’ora).

La donna – assunta da poco in un’ottica di Lozzo – era seduta a fianco del guidatore, sulla Fiat Uno di Gonsalves che è finita contro un platano. Un impatto talmente forte da sradicare la portiera sul lato passeggero. Dopo aver girato più volte su sé stessa, l’auto si è fermata di traverso sulla carreggiata. Il conducente è rimasto ferito, per lei non c’è stato nulla da fare. Sul tronco c’è ancora una sua fotografia.

Verso le 21 di quel 17 dicembre, la Fiat Uno a bordo della quale stavano viaggiando i due si stava dirigendo verso Ponte nelle Alpi, partita all’altezza del bar Belluno, in fondo a via Simon da Cusighe. Avevano da poco superato il centro commerciale Millennium quando la macchina è uscita autonomamente di strada, andando a sbattere contro l’albero davanti al negozio Original Marines dopo aver abbattuto i cartelli stradali che si trovavano a destra, a poca distanza dal semaforo a chiamata delle strisce pedonali.

Attualmente, il sudamericano indagato per omicidio stradale risulta irreperibile, probabilmente è tornato in Brasile, per cui a meno di sorprese sarà difficile vederlo al processo. L’imputato è difeso dallo studio legale Rovelli (con i fratelli Ferruccio e Davide) e a quanto pare, dopo l’incidente, si sarebbe giustificato parlando di un guasto all’auto, che dall’analisi del mezzo incidentato in officina non ci sarebbe stato. Non sono emerse infatti anomalie meccaniche. Sarà comunque il processo a fare chiarezza.

I familiari sono seguiti dalla società Giesse sinistri, ma in rappresentanza dei Durastante ci sarà anche l’avvocato Nives Zanon. La costituzione di parte civile non ci potrà essere, dal momento che è in piedi la causa civile a Milano per un risarcimento danni non ancora precisato, all’assicurazione del brasiliano Evandro Galhardo Gonsalves.

Leggi l’articolo del 15 marzo 2019 sul sito de Il Corriere delle Alpi di Belluno

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