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Incidente mortale discoteca Vergiate

Incidente mortale discoteca Vergiate

Il 29 marzo 2019 il quotidiano La Prealpina pubblica un articolo relativo alla morte di un giovane 28enne davanti ad una discoteca a Vergiate. Il 6 novembre 2019 ne pubblica un secondo.

I familiari si sono affidati a Giesse Risarcimento Danni e lanciano un appello alla Procura affinchè vada fino in fondo con ulteriori indagini.

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Il giudice ordina nuove indagini sulla morte fuori dalla discoteca

Giovane tentò di fare da paciere

 

CARDANO AL CAMPO. La morte di Manuel Cantisani non può essere liquidata con un’archiviazione: ieri mattina il gip Piera Bossi ha sciolto la riserva e ordinato nuove indagini su quanto accadde il 20 maggio del 2018 davanti alla discoteca Picasso di Vergiate. Il pubblico ministero Martina Melita dovrà svolgerle entro il 31 marzo e stabilire se i due giovani finiti nell’inchiesta abbiano responsabilità.

Manuel quella sera doveva festeggiare il compleanno, con gli amici era stato prima al Gilda, poi la fidanzata di uno del gruppo fece una scenata di gelosia per una cubista e così via da Castelletto si ritrovarono davanti al Picasso: un ragazzo della fazione della giovane oltraggiata e uno di quella del fidanzato lumacone si affrontarono. Cantisani si mise in mezzo per dividerli dicendo «dai smettetela, è il mio compleanno. Uno degli attuali indagati, dopo essersi addirittura strappato la camicia dalla rabbia, dette uno spintone al cardanese che cadde a terra con la testa tra due auto, l’altro saltò a bordo di uno dei veicoli e innestò la marcia. Il cranio di Manuel rimase schiacciato e per lui non ci fu niente da fare.

Due i ragazzi indagati, assistiti dagli avvocati Maria Cristina Marrapodi e Corrado Viazzo sono appunto quello che lo gettò sull’asfalto e quello che guidava l’auto. La procura, valutata la perizia cinematica e i pareri dei medici legali, chiese l’archiviazione, ritenendo insostenibili eventuali accuse a giudizio. Ma il gip Bossi è di tutt’altro avviso e stigmatizza le deduzioni del consulente cinematico «che del tutto inopinatamente, esulando dalle proprie competenze, ha ricondotto la morte all’impatto del capo con i resti taglienti di un palo segnaletico (…) e sostenuto altrettanto inopinatamente che le azioni aggressive di uno degli indagati e la condotta sulla via di fuga dell’altro non siano causa del decesso”.

Per la famiglia di Manuel è un’affermazioné di giustizia: «Pur nel dolore siamo soddisfatti che le nostre tesi abbiano ricevuto l’avvallo del gip, commenta Andrea Rubini di Giesse Risarcimento Danni che, con l’avvocato Lorenzo Sozio, sta assistendo le parti offese. «A noi erano parsi sin da subito evidenti le lacune e i mancati approfondimenti dell’indagine. Ci auguriamo ora che per soddisfare il desiderio di verità le reali cause di quanto accaduto emergano, così da dare finalmente risposta al dolore dei familiari”.

«Verità per Manuel», chieste altre indagini

L’appello della famiglia Cantisani alla Procura

 

VERGIATE. «L’inchiesta non può chiudersi così, ci sono ancora troppi punti da chiarire. Non ci rassegniamo, lanciamo anzi un appello alla Procura di Busto Arsizio affinché vada fino in fondo»: i genitori di Manuel Cantisani – il cardanese morto la notte del suo 28° compleanno, il 20 maggio 2018, davanti a una discoteca – hanno già presentato l’opposizione alla richiesta del pubblico ministero.

Il gip Piera Bossi ha fissato l’udienza in camera di consiglio a ottobre e in quella sede deciderà se archiviare il caso, disporre nuovi accertamenti o formulare l’imputazione coatta a carico di due ragazzi che quella notte rimasero, in qualche modo, coinvolti nel pestaggio tra due contendenti che Manuel aveva cercato di sedare.

A parere degli inquirenti il ventottenne perse l’equilibrio, cadde a terra e picchiò la testa contro un palo della luce rotto. Nessun colpevole quindi. La mamma e il papà di Manuel però non vogliono che l’attenzione investigativa cali e hanno affidato il loro sfogo alla Giesse risarcimento danni, società che tutela le vittime di incidenti o disastri, uno su tutti il crollo del ponte Morandi di Genova. Che muove rilievi sul metodo usato dagli inquirenti per accertare i fatti.

«L’intera scena che ha portato alla morte di Manuel era stata ripresa dalle telecamere della discoteca ma i filmati, inspiegabilmente, non sono mai stati acquisiti in originale, bensì registrati tramite cellulare dal monitor di un computer, in modo artigianale e privo di prassi perché così il filmato ha perso moltissima qualità e non ha potuto chiarire le cause della tragedia», spiega Andrea Rubini della Giesse. «Le conclusioni della consulenza medico legale avvalorano la nostra convinzione. Alcuni dei periti nominati dalla procura hanno rilevato correlazione causale con la dinamica dell’incidente ed esiti compatibili con l’investimento del pedone, riverso al suolo, schiacciato e con la testa compressa tra due auto», fa notare ancora Rubini.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, Manuel la sera del suo compleanno si lasciò convincere a lasciare un locale di Castelletto Ticino per raggiungere in discoteca a Vergiate la ragazza dell’amico. I due avevano litigato e lui voleva trovarla e fare chiarezza. Arrivati sul Sempione, videro che la donna era in compagnia di un parente: tra l’amico e l’altro uomo scoppiò una lite. Manuel intervenne, un altro ragazzo vide coi propri occhi la testa del ventottenne finire schiacciata tra due auto.

«Chiediamo che nessun elemento venga tralasciato, che ci sia un supplemento di indagini», concludono i familiari, assistiti dall’avvocato fiduciario della Giesse Lorenzo Sozio.

Leggi l’articolo sul sito La Prealpina

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