Risarcimento danni lesioni gravi

Il Legislatore, dopo 15 anni di attesa, sembra aver rotto gli indugi: a gennaio è uscito uno schema di decreto presidenziale contenente la Tabella Unica Nazionale per le lesioni gravi, da utilizzare nei casi di danni da incidente stradale o da responsabilità sanitaria; contiene sia la tabella che i medici legali dovrebbero utilizzare per valutare il danno biologico compreso tra i 10 e i 100 punti di invalidità permanente, sia la tabella con i valori economici previsti per ogni punto di invalidità.

Gli scopi della tabella sono, principalmente, tre: 

  • dare uniformità di trattamento a tutti i cittadini
  • favorire una maggiore prevedibilità delle decisioni giudiziarie
  • aumentare la possibilità di raggiungere accordi transattivi. 

Scopi sicuramente apprezzabili e condivisibili, non altrettanto le azioni poste in essere per raggiungerli.

Robin Hood e la tabella di Sherwood

Tralasciando considerazioni di ordine giuridico e medico-legale, analizziamo la nuova tabella partendo dalla prospettiva che più conta e che è stata, paradossalmente, la più trascurata, forse perché “inelegante”: che risarcimento riconosce a chi subisce una lesione grave? Potremmo, infatti, scrivere libri, enciclopedie e scannarci su cosa significhi “danno patrimoniale” e “danno non patrimoniale”, ma, at the end of the day, ciò che conta è: quanti soldi ho diritto di avere se, poniamo, resto in sedia a rotelle?

La prima Tabella di legge fu introdotta nel 2001 per le lesioni lievi e ridusse di molto i risarcimenti in voga all’epoca presso i Tribunali, ma la giustificazione degli entusiasti fu più o meno di questo tenore: “sì è vero, i risarcimenti dei danni lievi diminuiranno, ma potremmo così risarcire di più chi davvero merita, chi cioè subisce lesioni gravi”. Era nata in pratica la tabella di Robin Hood, che toglieva ai ricchi (cioè ai danneggiati lievi) per dare ai poveri, i danneggiati gravi.

Peccato però che la nuova Tabella di legge per i danni gravi racconti un’altra favola e felici e contenti rischiano di essere sempre … i soliti.

Infatti, pur affermando che intende risarcire il danno biologico secondo i valori utilizzati dal Tribunale di Milano, ritenuti “congrui dalla Cassazione”, e che per risarcire il danno morale ha tenuto conto dell’impostazione a scaglioni proposta da Roma, la nuova tabella nazionale, nei fatti, propone importi che, per la stragrande maggioranza dei casi, e cioè per le invalidità fino all’85%, sono inferiori a quelli dei due Tribunali; solo a partire dalle invalidità superiori al 90%, infatti, prevede un aumento (contenuto) rispetto ai valori milanesi, mentre resta comunque molto al di sotto di quanto liquidato dalle Tabelle romane. 

Proclamare di ispirarsi alla Cassazione e alle Tabelle di Roma e Milano, autentiche “linee guida” del risarcimento per tutti o quasi i Tribunali italiani ma, nei fatti, risarcire di meno, lascia un pò perplessi.

Tale perplessità nasce già confrontando i valori base delle tabelle, cioè i valori del primo punto di invalidità da cui si sviluppano i risarcimenti: € 814,27 per la nuova Tabella nazionale ed € 1.182,41 per i Tribunali di Milano e Roma; diciamo che è stata un’ispirazione con lo sconto del 30% (d’altronde la tabella è uscita in periodo di saldi!).



Almeno altre tre le criticità che meritano di essere evidenziate:

  • prima criticità: chi ha predisposto la Tabella medico-legale per valutare l’invalidità permanente? Nello schema di decreto si parla di un “gruppo tecnico” i cui componenti sono però sconosciuti (in Italia c’è sempre un alone di mistero che avvolge queste entità quasi sovrannaturali: i gruppi tecnici, i comitati tecnico scientifici, e chi li compone). Una cosa, però, è certa: in questo gruppo tecnico non c’era alcun rappresentante della SIMLA, la società italiana di medicina legale, che è come se per decidere l’introduzione di una nuova regola nel calcio non si interpellassero i giocatori, che dovrebbero applicarla, o gli arbitri, che dovrebbero farla rispettare, perdendo così la possibilità di sfruttare l’esperienza applicativa “sul campo” maturata dagli uni e dagli altri
  • seconda criticità: la tabella dei risarcimenti è stata proposta da funzionari del MISE con il supporto dell’IVASS, l’Istituto di vigilanza delle assicurazioni. Nessun rappresentante del mondo legale, di quello dei patrocinatori stragiudiziali o dell’associazionismo delle vittime della strada, quindi, nessun rappresentante dei danneggiati, pare sia stato coinvolto: anche qui, è singolare come, per decidere le regole di un gioco che coinvolge più soggetti, alcuni vengano deliberatamente ignorati;
  • terza criticità: la più importante: la pesante riduzione dei risarcimenti rispetto alle tabelle di Milano e Roma: guardate le tabelle sottostanti contenenti tre esempi relativi a danneggiati con, rispettivamente, 20, 50 o 70 anni di età e invalidità ipotizzate del 50%, 75% e 90%. Abbiamo calcolato il risarcimento complessivo di danni biologici e morali; dal momento che per i danni morali la tabella milanese adotta un criterio di calcolo automatico in rapporto all’entità delle lesioni, mentre quella nazionale e del Tribunale di Roma utilizzano un criterio di calcolo a fasce o a scaglioni, per rendere confrontabili i risultati abbiamo usato, per quest’ultime, i valori medi che esse riconoscono per il danno morale (ovviamente non è assolutamente scontato che il danno morale venga calcolato nel range mediano, ben potendo anche non essere riconosciuto o riconosciuto nella fascia minima); come noterete, la Tabella nazionale ha valori sempre inferiori a quelli previsti dalle Tabelle dei due tribunali; i valori pareggiano quelli milanesi dall’85% di IP e solo dal 90% di invalidità la tabella nazionale inizia a riconoscere risarcimenti leggermente superiori a quelli di Milano, restando invece molto al di sotto dei valori romani.

Alcuni esempi di risarcimento del danno per lesioni gravi e gravissime

Età: 20 anni
50% I.P.75% I.P.90% I.P.
MILANO€ 426.359€ 797.466988.199
ROMA€ 450.318€ 1.262.4641.933.682
TABELLA NAZIONALE€ 395.055€ 791.7671.067.209
Ventenne con invalidità permanente al 50%, 75% e 90%

Età: 50 anni
50% I.P.75% I.P.90% I.P.
MILANO€ 335.691€ 665.289€ 824.409
ROMA€ 375.679€ 1.053.216€ 1.613.181
TABELLA NAZIONALE€ 330.957€ 663.302€ 894.053
Cinquantenne con invalidità permanente al 50%, 75% e 90%

Età: 70 anni
50% I.P.75% I.P.90% I.P.
MILANO€ 308.580€ 577.172€ 715.216 
ROMA€ 325.921€ 913.717€ 1.399.515
TABELLA NAZIONALE€ 289.097€ 579.406€ 780.914
Settantenne con invalidità permanente al 50%, 75% e 90%

* I valori indicati per la Tabella di Roma e la Tabella Nazionale comprendono il danno morale calcolato secondo lo scaglione MEDIO


Una somma “equa” per il risarcimento del danno

Sappiamo che è ovviamente impossibile stabilire un risarcimento giusto per beni che non hanno un valore di mercato, ma qui non si tratta di trovare una somma “giusta”, bensì “equa”: certamente il Legislatore, al pari e più di un giudice, è legittimato a determinare la misura di tale equità e certamente le Tabelle dei Tribunali non devono essere considerate migliori solo perché riconoscono valori più alti o perché applicate da più tempo.

Tuttavia, l’equità è un concetto che rimanda all’inclusività, a una sorta di “adesione” di tutte le parti interessate e non crediamo che un risarcimento possa dirsi davvero equo se non percepito come tale anche dalla collettività e senza aver tenuto in debito conto, nel determinare il suo importo, tanti aspetti e tante ragioni, prima tra tutte quelle del danneggiato.

Naturalmente, chi sostiene la necessità di calmierare o ridurre i risarcimenti, utilizza il solito argomento: se si paga troppo, i conti delle imprese assicurative peggiorano e sono poi costrette a aumentare i premi, facendo arrabbiare i consumatori.

A parte che non si capisce bene in base a quale norma giuridica o precetto morale o filosofico, la figura del consumatore debba prevalere su quella del danneggiato rimasto, poniamo, paraplegico, se a preoccupare sono i conti delle imprese assicurative, tranquillizziamo tutti: potranno pure soffrire, ma un domani, forse, perché oggi godono di ottima salute: Unipolsai ha annunciato utili per 820 milioni, Allianz per oltre 2 miliardi, Generali oltre il miliardo, Zurich oltre i 2 miliardi: basta googlare “utili compagnie assicurazioni”, avendo cura, magari, di assumere prima un gastroprotettore forte.

Questa litania del mondo assicurativo, per cui sembra quasi che eserciti il ramo RCA “per farci un favore”, deve finire; dobbiamo chiarire una volta per tutte due questioni: l’“obbligatorietà della RCA” e se in Italia i risarcimenti sono i più alti d’Europa.

Obbligatorietà della RCA significa solo che chi ha un veicolo targato, prima di circolare con esso, deve obbligatoriamente assicurarsi per la RCA e, per contro, che una assicurazione non può rifiutarsi di sottoscrivere una polizza RCA con chi la richiedesse.

Obbligatorietà della RCA, poi, non significa che le imprese di assicurazione abbiano l’obbligo di esercitare il ramo della RCA: potrebbero, ad esempio, essere presenti solo nel mercato delle polizze vita o in quello delle polizze infortuni o incendio; perché invece tutte sono presenti nel mercato RCA e vanno a caccia di nuovi assicurati?

Perché fanno pubblicità e cercano di vendere polizze RCA attraverso ogni canale distributivo (agenzie, sportelli bancari, internet)?

Non serve essere stati insigniti del Nobel in economia per capire che non si tratta di masochismo finanziario ma che lo fanno, anzi e semplicemente, perché l’RCA è un mercato redditizio, e molto (dal 2012 al 2019 ha reso alle assicurazioni il 9%)! In Italia, poi, la polizza RCA è il “gancio” perfetto che le assicurazioni sfruttano per offrire altre polizze aumentando così la redditività complessiva dell’impresa. 

L’altra questione è se in Italia si pagano davvero i risarcimenti più alti del resto d’Europa.

Ora, il perverso meccanismo per il quale, ripetendo una bugia 10, 100, 1.000 volte, questa diventa una verità, è noto tristemente a tutti, ma qui ci sono i dati che dicono esattamente il contrario: il primo dato è tratto da una relazione IVASS di qualche anno fa, ma i valori non sono cambiati di molto: l’Italia, per una macrolesione di 90 punti di invalidità subita da 17enne, paga complessivamente una somma di molto inferiore rispetto a quelle di altri Paesi europei.


Vale la pena rimarcare le parole dell’IVASS, a commento dell’astronomica differenza di importi pagati in Italia, rispetto agli altri paesi europei, a titolo di assistenza:

in Italia è il nucleo familiare a farsi spesso carico delle particolari esigenze della persona lesa

Il secondo dato ce lo fornisce invece un’indagine comparativa svolta da Gen.Re, un gruppo di riassicurazione, fonte quindi “al di sopra di ogni sospetto”: questa volta il caso è quello di un 41 enne, sempre con 90 punti di invalidità e un reddito di circa 40.000 euro. Anche qui emergono le abissali differenze degli importi pagati in Italia rispetto ai grandi Paesi europei:

La Tabella Unica Nazionale non è ancora stata approvata; alla favola (oggi si direbbe narrazione) di togliere ai “ricchi danneggiati lievi” per dare ai “poveri danneggiati gravi” non crede più nessuno, nemmeno Robin Hood.

Confidiamo allora nei necessari aggiustamenti della Tabella, per non assistere, nuovamente, al sacrificio dei diritti dei danneggiati in nome della “tenuta del sistema” assicurativo, perché il sistema, come abbiamo visto, non solo tiene, ma ci sta guadagnando, e alla grande, da anni.

Dott. Bruno Marusso, vicepresidente Giesse Risarcimento Danni


Risarcimenti più bassi per le lesioni gravi? Un commento del dott. Bruno Marusso

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