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Muore il compagno, risarcimento convivente more uxorio

Articolo-Trentino-L'Adige-Tudor-Croitoru

Era convivente, risarcita 5 anni dopo per la morte del compagno

il 22 ottobre 2013 l’Adige e Il Trentino pubblicano un articolo sul risarcimento ottenuto dalla compagna, convivente, di un operaio morto sul lavoro nel crollo di un’impalcatura ad Arco (TN). La donna si è rivolta alla sede Giesse di Trento per ottenere il risarcimento convivente more uxorio.

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Il giudice del tribunale di Rovereto ha condannato G.C., titolare dell’impresa subappaltatrice di costruzioni «Cg», A.C. e G.C., soci della ditta «Chc Costruzioni», esecutrice delle opere di ristrutturazione, e P.P., geometra coordinatore per l’esecuzione dei lavori, al risarcimento della compagna di Tudor Croitoru, l’operaio che morì il 27 luglio di 5 anni fa in un tragico incidente sul lavoro ad Arco, nel crollo di un’impalcatura non a norma.
 
Già al termine del procedimento penale, nel maggio del 2010, il Gup di Rovereto aveva condannato gli stessi quattro imputati a un anno di reclusione, pena sospesa, per i reati di omicidio e lesioni colpose. Per vedere riconosciuto il diritto di Vera Bostan a essere risarcita come congiunta di Tudor Croitoru, pur non essendo la coppia sposata – ma da diversi anni convivente more uxorio – la donna si è affidata alla Giesse di Trento, società specializzata in risarcimento danni, che ha così avviato un secondo processo in sede civile fino a ottenere nella sentenza del giudice il riconoscimento dell’effettivo legame di convivenza «more uxorio» tra la coppia, cioè come in matrimonio, con lo stesso stile di vita proprio delle coppie sposate.
 
I 4 imputati sono stati cosi condannati a risarcire la donna per la perdita del proprio congiunto (oltre che per le intere spese processuali) con responsabilità ripartire per il 70% a carico della Chc Costruzioni e in due parti uguali, pari al 15% ciascuna, a carico di G.C. e P.P. Nella sentenza il giudice ha inoltre contestato a due testimoni, entrambi ex colleghi della vittima, dichiarazioni «dolosamente false» nel tentativo di ridimensionare, ai fini risarcitori, i reali rapporti affettivi della coppia. Gli atti del processo sono stati quindi trasmessi alla Procura per una successiva integrazione del reato di falsa testimonianza.

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