Incidente mortale a Belluno: due anni per la morte del passeggero

Incidente mortale a Belluno: due anni per la morte del passeggero

Giesse Risarcimento Danni assiste la famiglia della vittima nell’incidente stradale mortale a Belluno. 

La notizia del patteggiamento a due anni di reclusione, relativa al giovane che causò l’incidente mortale a Belluno uccidendo una persona e ferendone altre tre, è stata riportata sul quotidiano “Il Gazzettino“.

Giesse Risarcimento Danni, gruppo specializzato in risarcimento a seguito di incidenti stradali mortali, ha assistito la famiglia della vittima sul piano civile e seguito gli sviluppi del processo penale.

Dopo il risarcimento, ottenuto grazie ai professionisti di Giesse, ora anche la condanna per l’incidente mortale a Belluno che ha cambiato  la vita a cinque ragazzi per sempre.

Mortale: paga con 2 anni e riavrà la patente

Mattia Vascellari ha patteggiato la pena per lo schianto che avvenne nel 2019 a La Rossa costato la vita a un 19enne.

Si è chiusa con un patteggiamento a due anni di reclusione (pena sospesa) l’inchiesta sull’incidente mortale in località La Rossa. Era il primo settembre 2019 quando una Fiat 500 con a bordo 5 ragazzi uscì di strada all’improvviso, centrando un albero a lato della carreggiata e arenandosi poi nel prato.

Alla guida del mezzo c’era Mattia Vascellari, bellunese di 27 anni accusato di omicidio stradale e lesioni stradali gravissime. Era presente all’udienza di ieri in tribunale a Belluno.

Quel giorno stava portando a casa la sorella Gaia e gli amici Cristian Gabriele Palazzolo (il 19enne che perse la vita nell’impatto), Deborah De Col, di 18 anni, che ha subito più di 30 operazioni tra cui l’amputazione di una gamba, e Tommaso Mitrugno, di 25.

Il giudice ha accolto il patteggiamento e, rifacendosi a una sentenza della Corte Costituzionale, ha disapplicato la norma sulla revoca della patente, sospendendola per 3 anni. Questo significa che, superato quel periodo di tempo, il giovane potrà tornare a guidare.

LA DIFESA. «Non c’è soddisfazione in un caso così tragico – ha commentato l’avvocato della difesa Massimo Malipiero – ma il giudice ha considerato alcune circostanze che avevamo sottolineato. Ad esempio il concorso di colpa degli altri ragazzi che hanno accettato di salire in auto nonostante non fosse omologata per 5 e mancasse la cintura di sicurezza nel posto centrale».

Una serie di elementi avrebbe cioè permesso di diminuire il grado di colpa di Vascellari che, a 7 ore dall’incidente, era stato trovato con un tasso alcolico pari a 0,75 grammi per litro.

«È stato riconosciuto – ha continuato l’avvocato – che il giovane non era in uno stato di ebbrezza penalmente rilevante. Inoltre era un tragitto di pochi minuti in cui voleva accompagnare i ragazzi a casa per non farli andare a piedi. Cioè non siamo di fronte a ragazzi che escono dalla discoteca a Jesolo e si fanno 100 chilometri. È stato un incidente tanto tragico quanto inaspettato».

LA CAUSA CIVILE. Toni pacati da parte delle parti civili, dopo la sentenza di patteggiamento. «Il giudice – ha commentato l’avvocato Martino Fogliato, che tutela la ragazza che ha riportato lesioni gravissime – rilevato la gravità dei fatti nella motivazione, rispetto al reato più grave quello cioè dell’omicidio stradale ha solo aggiunto che la vittima non fosse legata rilevando un concorso di colpa di qui la diminuzione pena. Non si è analizzata la questione di Deborah proprio perché sarà oggetto di separato giudizio».

Si chiude quindi il processo penale. Ma rimane in piedi quello civile per le lesioni riportate da Deborah De Col. La famiglia Palazzolo (assistita da Giesse Risarcimento Danni) e Mitrugno (avvocato Mauro Gasperin) sono già state risarcite.

L’INCIDENTE. Erano le 6.50 del mattino. Il gruppo di amici stava tornando da una festa al “Mon amour” di Belluno. Secondo i calcoli del perito, l’incidente sarebbe avvenuto a una velocità di 75 chilometri orari (il limite su quel tratto è di 70) e gli airbag non sarebbero esplosi.

Perché l’auto aveva sterzato all’improvviso? Sulla carreggiata non c’erano altri veicoli, né tanto meno ostacoli. Per il consulente della Procura, «la natura della traccia di scorrimento rilevata sul ciglio è indice di una graduale deviazione a destra del mezzo», quindi un «colpo di sonno o distrazione».

Non ne è così convinta la difesa. «La causa che ha determinato la fuoriuscita del mezzo non è stata accertata – ha spiegato Malipeiro – Nessuno ricorda niente. È certo però che vi siano delle anomalie. Colpo di sonno come dice il consulente del pm? Oppure, come reputiamo noi, una qualche interferenza esterna? L’unico dato oggettivo è che non abbiamo capito la causa ma è stato riconosciuto il concorso di colpa».

Articolo de “Il Gazzettino

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Corriere delle Alpi

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