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Investito sulle strisce: risarcimento record per pedone investito

Raimondi

Risarcimento pedone investito su strisce pedonali

Il 28 febbraio 2015 il quotidiano Corriere dell’Umbria pubblica un articolo sulla morte di Perrero Raimondi, pensionato di 83 anni travolto e ucciso mentre stava attraversando con sua figlia sulle strisce pedonali.
I familiari si sono affidati alla sede romana di Giesse per ottenere il risarcimento pedone investito su strisce pedonali.

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Risarcimento record. Un milione di euro per un risarcimento che purtroppo si rilevò fatale.

Il tribunale civile di Roma ha emesso il provvedimento a favore dei familiari di Perrero Raimondi, pensionato di 83 anni travolto e ucciso in viale Trieste mentre, nell’agosto del 2010 stava attraversando con sua figlia sulle strisce pedonali.
 
In attesa della sentenza del tribunale penale di Terni che arriverà nei prossimi mesi, il giudice civile Assunta Canonaco ha riconosciuto come unico responsabile dell’incidente mortale l’uomo alla guida dell’autovettura, M.B., 81enne di Terni, condannando la sua compagnia assicuratrice, a risarcire integralmente i familiari della vittima, assistiti in questo delicato caso dalla Giesse, società specializzata in risarcimento danni, per un importo complessivo che sfiora il milione di euro.
 
Il tragico incidente avvenne poco dopo mezzogiorno del 19 agosto 2010 in viale Trieste. Raimondi – spiega la Giesse – era in compagnia della figlia con la quale, a piedi, stava raggiungendo l’auto parcheggiata dall’altra parte della strada. Fece appena in tempo ad attraversare sulle strisce pedonali poco più di metà carreggiata, prima di essere travolto dall’auto con alla guida M.B., che lo scagliò violentemente sull’asfalto. Subito soccorso dalla figlia – salva soltanto per aver camminato pochi passi più avanti rispetto al padre – e successivamente dai medici del 118, morì purtroppo poco dopo a causa dei gravi traumi riportati.
 
Nella sentenza il giudice Canonaco evidenzia come la condotta dell’automobilista abbia avuto «efficacia causale esclusiva nella causazione del sinistro, avvenuto per imperizia e imprudenza», nonostante l’anziano guidatore, subito dopo l’incidente, avesse tentato di giustificarsi con i vigili urbani asserendo di non aver visto il pedone perché abbagliato dal sole.

«Attendiamo ora, fiduciosi, anche l’esito del processo penale – sottolinea Paolo Ciceroni, responsabile della sede romana di Giesse – I familiari hanno vissuto un periodo di enorme sofferenza che, inevitabilmente, si protrarrà anche nella prossima udienza. Nulla potrà mai ridare loro il caro Ferrero; ciò nonostante, da un punto di vista esclusivamente giudiziario, la pronuncia del tribunale civile di Roma rappresenta un primo, importantissimo ed eloquente passo verso la giustizia che meritano».
 
Nell’agosto del 2010 Ferrero Raimondi, pensionato di 83 anni, fu travolto ed ucciso in viale Trieste, a Terni, mentre stava attraversando sulle strisce pedonali insieme a sua figlia. Ora il tribunale civile di Roma ha decretato un risarcimento di quasi un milione di euro a favore dei familiari.
 
In attesa della sentenza del Tribunale Penale di Terni che arriverà nei prossimi mesi, il giudice civile Assunta Canonaco ha riconosciuto come unico responsabile dell’incidente mortale l’automobilista investitore, M.B., 81enne di Terni, condannando la sua Compagnia assicuratrice, Sara assicurazioni, a risarcire integralmente i familiari della vittima, assistiti in questo delicato caso dalla Giesse, società specializzata in risarcimento danni.
 
Il tragico incidente avvenne poco dopo mezzogiorno del 19 agosto 2010 in viale Trieste. Raimondi era in compagnia della figlia con la quale, a piedi, stava raggiungendo l’auto parcheggiata dall’altra parte della strada. Fece in tempo ad attraversare, sulle strisce pedonali, poco più di metà carreggiata, prima di essere travolto dall’auto con alla guida M.B., che lo scagliò violentemente sull’asfalto.
 
Subito soccorso dalla figlia – salva soltanto per aver camminato pochi passi più avanti rispetto al padre – e, successivamente, dai medici del 118, morì, purtroppo, poco dopo a causa dei gravi traumi riportati. Nella sentenza il giudice Canonaco evidenzia come la condotta dell’automobilista abbia avuto «efficacia causale esclusiva nella causazione del sinistro, avvenuto per imperizia e imprudenza», nonostante l’anziano guidatore, subito dopo l’incidente, avesse tentato di giustificarsi con i vigili urbani asserendo di non aver visto il pedone perché abbagliato dal sole.
 
Paolo Ciceroni, responsabile della sede romana di Giesse, commenta: «Attendiamo ora, fiduciosi, anche l’esito del processo penale. I familiari hanno vissuto un periodo di enorme sofferenza che, inevitabilmente, si protrarrà anche nella prossima udienza. Nulla potrà mai ridare loro il caro Ferrero; ciò nonostante, da un punto di vista esclusivamente giudiziario, la pronuncia del Tribunale Civile di Roma rappresenta un primo, importantissimo ed eloquente passo verso la giustizia che meritano».

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