Investì e uccise un carabiniere: la sentenza della Corte d’Appello

Investì e uccise un carabiniere: la sentenza della Corte d’Appello

Giesse Risarcimento Danni segue risarcimento per incidente stradale mortale a Bergamo. 

La sentenza della Corte d’Appello di Brescia, riguardo all’incidente stradale a Bergamo che provocò la morte di Emanuele Anzini, viene riportata sui quotidiani “Corriere della sera” e “L’Eco di Bergamo”.

Il giudice ha accolto la richiesta di patteggiamento e ridotto la pena  da 9 a 6 anni e 2 mesi per omicidio colposo, guida in stato di ebbrezza, omissione di soccorso e fuga.

Giesse Risarcimento Danni, gruppo specializzato in risarcimento a seguito di incidenti stradali, è stato accanto ai familiari durante tutto il processo.

Ubriaco investì e uccise carabiniere: pena ridotta. La rabbia della famiglia

Tre anni in meno per la morte di Anzini. La sorella: «Ingiusto»

Il 17 giugno 2019, alle 3 di notte, Matteo Colombi Manzi guida ubriaco verso casa. L’appuntato Emanuele Anzini, figlio di carabiniere, dal 1998 in servizio alla compagnia di Zogno , è sulla sua strada.

Con un collega ha organizzato un posto di controllo a Terno d’Isola. Quando l’Audi A3 di Colombi compare in via Padre Albisetti, intima l’Alt. Ed è travolto. Fine della sua storia ed inizio, nell’Arma, di quella di sua figlia Sara, che un attimo dopo la morte del papà ha deciso di arruolarsi. Oggi ha 20 anni.

Il caso del carabiniere Anzini si è chiuso, ieri, davanti alla Corte d’Appello di Brescia con una sentenza che ha ridotto di non poco i 9 anni di pena stabiliti in primo grado il 14 febbraio 2020 dal gup Massimiliano Magliacani.

I giudici hanno accolto l’istanza di patteggiamento concordato portata avanti dall’avvocato Federico Riva, che assiste Colombi Manzi, e sono scesi a 6 anni, 2 mesi e 20 giorni. Hanno calcolato 5 anni e 4 mesi per l’omicidio stradale e 10 mesi e 20 giorni per l’omissione di soccorso e la fuga.

Tenuto conto dei 3 mesi e 22 giorni di pre sofferto, tra carcere e arresti domiciliari, questo consentirà all’imputato di mantenere la pena sotto i 6 anni ed accedere all’affidamento in prova speciale ai servizi sociali.

La legge lo prevede per chi ha problemi di dipendenza da droghe o alcol e decide di seguire un programma terapeutico con il Sert. Colombi Manzi, 36 anni, di Sotto il Monte, ex cuoco ora con lavori saltuari in diverse catene di supermercati, lo ha fatto subito dopo la tragedia.

«La notizia della riduzione di pena per noi non è altro che un nuovo dolore che si aggiunge a tutto quello che stiamo vivendo già da due anni» commenta la sorella Catia Anzini, che con la mamma Eleonora Pendenza e la compagna Susana Pagnotta si sono affidate al gruppo Giesse per il risarcimento dei danni.

«Considerando che sta scontando la pena a casa sua questo ulteriore regalo di tre anni non mi sembra affatto giusto. Mio fratello ha trascorso 22 anni della sua vita a servire lo Stato, ma per la legge italiana, evidentemente, la sua vita conta poco».

Originario di Sulmona, 41 anni, Anzini era entrato nell’Arma il 18 giugno 1997, nel giorno del suo ventesimo compleanno. Stessa data, 22 anni dopo, del suo funerale. In Val Brembana aveva prestato servizio alla stazione di Piazza Brembana ed era dal 2006 al Radiomobile di Zogno.

«Per noi familiari – è l’amaro sfogo della sorella – erano già pochi i 9 anni stabiliti in primo grado, anche se nessuna pena potrà mai restituirci Lele. Ma adesso è come se ci stessero uccidendo nuovamente perché su quella strada, quella notte di cadavere ce n’era uno solo, ma di persone uccise ce ne sono state molte di più».

Catia Anzini lo aveva già detto, per tentare di spiegare un dolore incurabile. Sul fronte della difesa, l’avvocato Riva preferisce il silenzio. Ha sempre mantenuto toni bassi, ben consapevole delle responsabilità di Colombi Manzi, anche se convinto che il tragico finale non sia stato solo frutto della guida alterata dall’alcol.

L’ex cuoco si era messo al voltante con un tasso cinque volte superiore a quello consentito dalla legge. Ma, secondo quanto ricostruito dal legale, anche attraverso i filmati delle telecamere di terno, i lampeggianti dell’auto dei carabinieri erano spenti e Anzini si era forse sporto eccessivamente verso il centro della carreggiata.

L’Audi A3 proveniva in direzione opposta rispetto al punto dove si erano fermati i militari. L’impatto con l’auto era avvenuto sul lato del passeggero, segno, sempre per la difesa, di un tentativo, seppure tardivo, di scongiurare l’investimento da parte dell’imputato.

Dopo il colpo, Colombi Manzi non si era fermato. Aveva tirato dritto fino al garage di casa, salvo cambiare idea dopo pochi minuti. «Sono stato preso dal panico» si era giustificato. Una volta ripercorsa la strada fino al luogo dell’incidente, aveva trovato la prima pattuglia andata in soccorso.

Dopo l’alcol test, la polizia stradale lo aveva arrestato e portato in carcere. Il pm Raffaele Latorraca gli aveva contestato l’omicidio volontario, poi riqualificato in omicidio stradale. Oltre ai familiari, dopo il primo grado, sono state risarcite l’associazione Familiari vittime della strada e l’Associazione sostenitori e amici della polizia stradale.

Non l’Arma, che non si era costituita parte civile. La Presidenza del consiglio dei ministri, su pare dell’avvocatura di Stato, non aveva concesso l’autorizzazione.

Articolo del “Corriere della Sera

Travolse carabiniere e fuggì. Sconto di 3 anni in Appello

Da 9 anni in primo grado a 6 anni, due mesi e 20 giorni: è stata ridotta di quasi tre anni, ieri mattina dalla Corte d’Appello di Brescia, la condanna per Matteo Colombi Manzi, il cuoco di 34 anni, di Sotto il Monte, che alla 2.45 del 17 giugno 2019 si trovava – con un tasso alcolemico tre volte superiore ai limiti – alla guida dell’Audi A3 che travolse e uccise l’appuntato scelto del carabinieri Emanuele Anzini, 42 anni, impegnato in un posto di controllo a Terno d’Isola.

«Questa riduzione di pena per noi non è altro che un nuovo dolore che si aggiunge a tutto quello che stiamo vivendo già da due anni» commenta delusa e amareggiata Catia Anzini, la sorella della vittima.

Il 14 febbraio dell’anno scorso Colombi Manzi era stato condannato a 9 anni in abbreviato per omicidio stradale e omissione di soccorso dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Bergamo, Massimiliano Magliacani.

Il difensore, l’avvocato Federico Riva, aveva annunciato appello. E ieri il caso è tornato in un’aula di tribunale, quella della Corte d’Appello di Brescia: nell’udienza in camera di consiglio la Corte ha accolto la richiesta di patteggiamento concordato in secondo grado, riducendo la pena a 5 anni e 4 mesi per omicidio colposo con guida in stato di ebbrezza, ai quali si aggiungono 10 mesi e 20 giorni per omissione di soccorso.

La madre Eleonora Pendenza, la sorella Catia e la compagna Susanna Pagnotta si erano costituite parti civili con l’avvocato Francesca Pierantoni, presente ieri a Brescia, e parte offesa a processo e per il secondo grado si sono affidati a un gruppo specializzato nel risarcimento nei casi di omicidio stradale, Giesse Risarcimento Danni.

«Questo “regalo” di tre anni non mi sembra affatto giusto – sottolinea Catia Anzini – Mio fratello ha trascorso 22 anni della sua vita a servire lo Stato ma, per la legge italiana, evidentemente, la sua vita conta poco. Per noi familiari erano già pochi i 9 anni stabiliti in primo grado, anche se nessuna pena potrà mai restituirci Lele.

Ma adesso è come se ci stessero uccidendo nuovamente perché, come ho già chiarito, su quella strada quella notte di cadavere ce n’era uno solo, ma di persone uccise ce ne sono state molte di più».

Attualmente Colombi Manzi non si trova gravato da alcun provvedimento restrittivo. L’anno scorso il gup aveva stabilito un risarcimento simbolico di mille euro anche per l’Associazione italiana familiari e vittime della strada (Aifvs) e per l’Associazione sostenitori amici della polizia stradale  (Asaps), mentre l’Arma dei carabinieri non si era potuta costituire a sua volta parte civile come avrebbe voluto il colonnello Paolo Storoni, allora comandante provinciale perché l’avvocatura di Stato si era espressa contro questa ipotesi.

L’investimento mortale di Emanuele Anzini era avvenuto alle 2.45 del 17 giugno 209 lungo la provinciale 166 a Terno. Lì l’appuntato scelto in servizio al nucleo radiomobile di Zogno stava svolgendo il suo lavoro assieme a un collega: avevano organizzato un posto di controllo davanti a un distributore di carburante.

Anzini intimò l’alt all’Audi A3 guidata da Colombi Manzi, che procedeva a 75 chilometri orari, ma il cuoco non si fermò, investendo il carabiniere, morto sul colpo. Dopo la fuga, l’automobilista era tornato indietro ed era stato arrestato per omicidio stradale.

Articolo de “L’eco di Bergamo

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