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Infezione ospedale Asl Bolzano condannata

Bolzano contagio in ospedale Asl condannata

Il 18 ottobre 2019 il quotidiano Alto Adige ha pubblicato un articolo relativo ad un caso di malasanità all’ospedale di Bolzano.

Un paziente di 39 anni è stato costretto a subire due operazioni alla testa a causa di un’infezione contratta in ospedale.

I familiari si sono affidati a Giesse Risarcimento Danni di Bolzano.

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La corte d’appello conferma la sentenza di primo grado. Al centro del caso la disavventura di un paziente bolzanino di 39 anni

La rimozione di una cisti benigna dalla zona cerebrale si è tramutata in un calvario per un batterio contratto durante il ricovero

 

Un caso di presunta malasanità all’ospedale di Bolzano è finito al vaglio della magistratura civile. Al centro del caso c’è la triste disavventura di un paziente bolzanino di 39 anni costretto a subire due operazioni alla testa a causa di un’infezione contratta probabilmente in ospedale.

Su questo punto gli atti del procedimento non hanno mai permesso di arrivare a certezze sotto il profilo sanitario ma i giudici che sino ad oggi si sono occupati del caso hanno comunque ritenuto decisivo il fatto che la struttura sanitaria ospedaliera non sia riuscita a dimostrare di aver fatto tutto il possibile per evitare contagi batterici.

In altre parole la vicenda giudiziaria avrebbe – ma il condizionale al momento è d’obbligo – evidenziato presunte responsabilità da parte del nosocomio bolzanino. Come detto la vicenda riguarda un paziente bolzanino di 39 anni (le cui iniziali sono A.A.) che tra il 2005 e il 2006 fu costretto a rivolgersi alle strutture sanitarie altoatesine a seguito della necessità di sottoporsi ad un primo intervento neurochirurgico di rimozione di una cisti epidermoide cerebrale benigna.

La vicenda era già arrivata al vaglio del tribunale civile che aveva sostanzialmente accolto le richieste risarcitorie avanzate dalla parte lesa. Ora la Corte d’Appello di Trento, Sezione distaccata di Bolzano, ha confermato l’esito della sentenza emessa in primo grado e ha nuovamente condannato l’Azienda sanitaria della Provincia di Bolzano a risarcire il danno.

La notizia della conferma della condanna inflitta in primo grado è stata diffusa ieri dall’agenzia Giesse Risarcimento Danni, gruppo specializzato in responsabilità civile e casi di malasanità che, attraverso suoi legali e medici-legali fiduciari, ha assistito il paziente bolzanino durante la causa civile.

Ricordiamo che tutto ebbe inizio il 10 ottobre 2005, quando il paziente venne ricoverato presso il reparto di neurologia dell’ospedale di Bolzano in seguito ad un attacco epilettico. Fu subito sottoposto a Tac e risonanza magnetica e gli accertamenti diagnostici evidenziarono la presenza di una cisti cerebrale benigna. Ci decise di procedere alla rimozione con un primo intervento chirurgico alla testa che venne effettuato il 18 ottobre.

Il successivo 26 ottobre il paziente venne dimesso anche se il bolzanino evidenziava difficoltà nel linguaggio. Nei due giorni successivi il paziente fu costretto a rivolgersi nuovamente in ospedale dove venne sottoposto a terapia antibiotica e nuovamente operato nello stesso punto del primo intervento per ripulire la ferita da un’infezione che si era evidenziata. Nelle settimane successive il paziente lamentò forti dolori a causa dei quali fu costretto ad assentarsi dal lavoro per qualche mese.

Al rientro al lavoro la situazione non si stabilizzò. Il bolzanino lamentava una costante stanchezza e a giugno 2016 fu costretto a rivolgersi nuovamente in ospedale per essere nuovamente operato. All’uomo venne riaperta la stessa ferita per la terza volta. Oggi – si legge in un comunicato stampa – sta bene, ma ha ancora dolori muscolari che gli impediscono di aprire correttamente la bocca, senza contare il danno estetico evidente all’altezza della tempia sinistra.

Già in primo grado il giudice Thomas Weissteiner aveva riconosciuto le responsabilità dei sanitari dell’ospedale di Bolzano. Il giudice ha infatti ritenuto che, pur avendo i sanitari correttamente riconosciuto e trattato sia la malattia che le complicanze sopraggiunte al paziente e pur non avendo potuto determinare il momento del contagio, il batterio che provocò l’infezione fu certamente contratto all’interno della struttura ospedaliera bolzanina , poiché “la struttura non ha potuto fornire la prova di avere adottato tutte le misure di prevenzione esigibili anche nella fase post operatoria assistenziale della degenza ospedaliera del paziente”. L’Asl ha già proposto ricorso in Cassazione.

Leggi l’articolo sul sito Alto Adige

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