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Incidente mortale piscina Bressanone

Incidente mortale piscina Bressanone

Il 22 febbraio e il 18 aprile 2019 il quotidiano Alto Adige ha pubblicato due articoli relativi al dramma del ragazzino di 12 anni che il 7 giugno 2014 rischiò di annegare nella piscina estiva più grande dell’Acquarena di Bressanone. E’ morto dopo quasi 5 anni di coma profondo.

I familiari si sono affidati a Giesse Risarcimento Danni per fare chiarezza sulle responsabilità dell’accaduto.

Muore a 17 anni dopo cinque di coma

Il dramma nella piscina Acquarena nel 2014. Un bambino di 12 anni venne salvato dall’annegamento ma con gravi lesioni cerebrali. Due addetti all’impianto finirono a processo per lesioni colpose gravissime per ritardi nei soccorsi, Ora dovranno rispondere di omicidio colposo

BOLZANO. Ora la tragedia è completa. L’altra sera infatti ha cessato di vivere, dopo quasi cinque anni di coma profondo (considerato dai medici irreversibile) il ragazzino all’epoca 12enne che il 7 giugno 2014 rischiò di annegare nella piscina estiva più grande dell’Acquarena di Bressanone. Si tratta di Ilias El Hachimi, avrebbe compiuto 17 anni tra qualche mese ma la vita per lui e per i suoi famigliari si fermò in quel pomeriggio di inizio estate del 2014 quando un improvviso malore gli fece perdere i sensi mentre stava nuotando e giocano in piscina.

L’allarme. Nessuno del personale della sicurezza si accorse del dramma. Fu una ragazzina di terza media a dare l’allarme. Nuotando, vide il corpo sul fondo della piscina; scese per controllare e, dopo aver verificato che il ragazzo non si muoveva, risalì per allertare il personale della struttura. La vittima venne recuperata e riportata a galla ancora in vita ma i danni al cervello provocati dalla mancanza prolungata di ossigeno si rivelarono gravissimi e irreversibili.

In effetti da quel momento il bambino non ha più ripreso conoscenza e sino a lunedì sera ha vissuto in uno stato vegetativo (senza alcuna attività cerebrale) accudito e curato amorevolmente dai suoi genitori che hanno vissuto questo incubo privi di alcun aiuto di carattere economico. Le due assicurazioni chiamate in causa non hanno mai sborsato un euro nonostante il procedimento penale avviato a carico di un bagnino e del responsabile della sicurezza della struttura. Entrambi erano accusati di lesioni personali colpose gravissime.

Il processo. La famiglia del ragazzino ora deceduto si è costituita parte civile con il patrocinio dell’avvocato Marco Mayr e della società specializzata «Giesse risarcimento danni» che hanno seguito passo passo tutto l’iter giudiziario avviato per competenza davanti al giudice di pace di Bressanone. Ora, però, anche il quadro processuale cambia in quanto il procedimento è destinato ad essere trasferito davanti al tribunale di Bolzano ed i l capo d’imputazione a carico dei due inquisiti verrà trasformato in omicidio colposo.

Gli imputati. E’ molto probabile che nelle prossime ore la Procura della Repubblica disponga l’autopsia sulla vittima in quanto, sotto il profilo tecnico processuale, è necessario provare a livello clinico la correlazione tra quanto accaduto e l’evento morte. Come detto sotto processo al momento ci sono due possibili responsabili colposi involontari della tragedia. Si tratta di un bagnino (che al momento del dramma non sarebbe stato concentrato nel controllo della vasca) e del rappresentante legale di una società di consulenza a cui la direzione dell’Acquarena aveva affidato l’organizzazione operativa del servizio di sicurezza nelle varie piscine.

Le indagini sul dramma della parte civile hanno permesso di individuare, a carico del bagnino presente quella sera all’Acquarena, una presunta duplice responsabilità: da un lato, avrebbe lasciato andare via, pochi minuti prima che si verificasse l’incidente, un altro collega, il quale avrebbe potuto agevolmente controllare proprio la zona in cui avvenne l’annegamento; inoltre, lo stesso bagnino, è stato riconosciuto come capoturno e ciò comporterà per lui un possibile aggravamento della posizione, in quanto avrebbe avuto la responsabilità della sorveglianza della struttura.

In un comunicato emesso dalla «Giesse risarcimento danni» si afferma che “tutti i familiari sono distrutti dal dolore ma sono anche rammaricati che, a quasi 5 anni dai fatti, nessuna parola definitiva sia ancora stata detta sulle responsabilità per quanto accaduto”.

Leggi l’articolo del 18 Aprile 2019 sul sito del quotidiano Alto Adige

Bagnini a processo, nuova imputazione

Il giudice ha integrato il capo d’accusa per il dramma del ragazzino in coma dal 7 giugno 2014

BOLZANO. E’ ancora aperto il contenzioso legale legato alle presunte responsabilità per il dramma del ragazzino 12 anni che il 7 giugno 2014 rischiò di annegare nella piscina estiva più grande dell’Acquarena di Bressanone.

La nuova udienza programmata davanti al giudice di pace a carico di un responsabile della struttura e del capo bagnini (accusati di lesioni colpose gravissime) ha visto un indubbio passo avanti.

Il capo di imputazione, infatti, è stato integrato con due nuovi e importanti elementi d’accusa: il bagnino capoturno avrebbe lasciato andare pochi minuti prima che si verificasse l’incidente un altro collega bagnino, che avrebbe dovuto posizionarsi come jolly per il controllo proprio dell’area in cui avvenne l’incidente.

Inoltre, lo stesso bagnino è stato riconosciuto a tutti gli effetti come capoturno, mentre prima era stato indagato come semplice bagnino che si sarebbe trovato in quella zona solo per pulire una grata. E’ stato scongiurato insomma il rischio di dover affrontare un’istruttoria basata su un capo di imputazione carente.

L’udienza è stata rinviata al 20 marzo per permettere la notifica dei nuovi capi di imputazione. Per andare incontro alla difficile situazione che stanno vivendo ormai da anni i familiari, il pubblico ministero ha poi dato disponibilità a portare avanti il processo alla massima velocità.

Il giudice potrebbe fissare un’udienza al mese pur di arrivare al più presto a una conclusione. La famiglia del ragazzo (che oggi ha quasi 17 anni) assistita da Giesse Risarcimento Danni di Bolzano (gruppo specializzato in responsabilità civile) vive infatti ormai da anni questa situazione, tra immense difficoltà.

Dal giorno dell’incidente il ragazzo è in coma profondo e in stato vegetativo. Venne salvato in extremis dai bagnini della struttura dopo l’allarme lanciato da una piccola nuotatrice accortasi del corpo esanime di un bambino adagiato sul fondo della vasca.

Leggi l’articolo del 22 febbraio 2019 suo sito del quotidiano Alto Adige

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