Incidente mortale piscina Bressanone

Incidente mortale piscina Bressanone

Il quotidiano Alto Adige ha pubblicato alcuni articoli relativi al dramma del ragazzino di 12 anni che il 7 giugno 2014 rischiò di annegare nella piscina estiva più grande dell’Acquarena di Bressanone. E’ morto dopo quasi 5 anni di coma profondo.

I familiari si sono affidati a Giesse Risarcimento Danni per fare chiarezza sulle responsabilità dell’accaduto.

Morto dopo 5 anni di coma: i genitori attendono giustizia

Ieri nuovo rinvio del giudice di pace. Dopo il decesso è competente la Procura

Incredibile ma vero. Si vorranno ancora alcuni mesi perchè il Giudice di pace di Bressanone si dichiari incompetente nel procedimento per la morte di Ilias El Hachimi, il ragazzino di 16 anni spentosi dopo 5 anni di coma vegetativo in cui si trovava dall’estate del 2014, quando, all’Acquarena di Bressanone, era quasi affogato. Solo nella prossima udienza fissata per aprile 2021, il giudice di pace, che per primo aveva avuto in mano il fascicolo per l’iniziale ipotesi di reato di lesioni colpose, si dichiarerà incompetente perchè nel frattempo l’imputazione è diventata di omicidio colposo.

La competenza è dunque passata alla Procura di Bolzano. Ieri mattina si è però svolta una nuova udienza davanti al Giudice di pace a cui hanno presenziato anche i familiari più stretti della vittima. In cinque anni di procedimenti i rinvii disposti dai giudici sono stati ben 15 e ogni volta l’occasione ripropone momenti di forte dolore per il dramma. “Lo diciamo non con polemica, ma con immenso dispiacere: ci sono voluti 6 anni per arrivare ad una prima pronuncia della magistratura – è l’amaro commento dei genitori del piccolo Ilias – C’è tanto rammarico per questo.

Si è perso tempo prezioso, senza alcun rispetto per il dolore che proviamo dal lontano 2014. E’ assurdo che in quasi 5 anni (il nostro Ilias, infatti, è deceduto ad aprile del 2019) non si sia nemmeno pervenuti alla conclusione del procedimento penale per il reato di lesioni colpose apertosi inizialmente, per competenza, davanti al Giudice di pace di Bressanone. Ora a seguito della scomparsa di nostro figlio, il reato ipotizzato è diventato quello di omicidio colposo per il quale è invece competente la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Bolzano, alla quale è stato assegnato definitivamente il caso e alla quale, con grande rispetto rivolgiamo il nostro più sentito appello: dateci al più presto giustizia”.

I genitori di Ilias, assistiti da Giesse Risarcimento Danni (primario gruppo in Italia specializzato in materia di risarcimento danni e responsabilità civile con sede anche a Trento e Bolzano) dopo aver vissuto il dramma del quasi affogamento e i successivi 5 tragici anni di coma vegetativo, hanno dovuto affrontare in questi anni anche 15 rinvii di udienza per le motivazioni più svariate: mancanza della stenotipia, mancata citazione dei testimoni, trasferimento della sede del giudice, sciopero degli avvocati A primavera del 2020, poi, ci si è messa anche la pandemia da Covid-19. A sei anni dal dramma i genitori di Ilias El Hachimi si ritrovano ad attendere la comunicazione di chiusura delle nuove indagini che la Procura di Bolzano ha potuto assumere per competenza soltanto dopo la morte del giovane, avvenuta ad aprile dell’anno scorso.

Grazie all’incidente probatorio disposto dalla Procura bolzanina nei primi mesi di indagine, una perizia ha già confermato quanto era parso chiaro sin dai primi minuti dopo la tragedia, ovvero che il decesso del ragazzino, seppur avvenuto dopo 5 anni di coma irreversibile, è da mettere in diretta correlazione con l’incidente avvenuto il 7 giugno 2014 nella piscina Acquarena di Bressanone, dove Ilias stava nuotando e giocando in acqua. Nessuno del personale della sicurezza, quel giorno, si accorse del dramma. Fu una ragazzina che nuotava poco distante a dare l’allarme: nuotando, vide il corpo sul fondo della piscina. Ilias venne recuperato e riportato a galla ancora in vita ma i danni al cervello, provocati dalla mancanza prolungata di ossigeno, si rivelarono gravissimi e irreversibili.

Leggi l’articolo del 19 novembre 2020 sul sito del quotidiano Alto Adige

Cinque anni di coma, si va a processo

Il dramma del ragazzino annegato all’ Acquarena. Una perizia conferma il nesso tra l’incidente ed il decesso dopo alcuni anni

Il procedimento, originariamente davanti al giudice di pace per lesioni colpose, ora è passato in tribunale per omicidio colposo

BOLZANO. La perizia ha confermato quanto era parso chiaro sin dai primi minuti dopo la tragedia. La morte del ragazzino deceduto dopo cinque anni di coma irreversibile (in stato vegetativo), è da mettere in diretta correlazione con l’incidente avvenuto il 7 giugno 2014 alla piscina Acquarena di Bressanone.

L’esito dell’ analisi medico legale è stato consegnato in Procura proprio in questi giorni. Il risultato, ora acquisito agli atti del procedimento, è fondamentale per sostenere in giudizio l’accusa di omicidio colposo a carico dei due indagati. Il procedimento penale (la cui competenza è passata dal giudice di pace al tribunale) fa riferimento al dramma del ragazzino (all’epoca 12enne) che nell’estate di sei anni fa rischiò di annegare nella piscina estiva più grande dell’Acquarena di Bressanone.

Si tratta di Ilias El Hachimi. Avrebbe compiuto 17 anni solo qualche mese dopo il decesso. Nell’estate 2014 un improvviso malore gli fece perdere i sensi mentre stava nuotando e giocando in piscina. Nessuno del personale della sicurezza si accorse del dramma. Fu una ragazzina di terza media a dare l’allarme. Nuotando, vide il corpo sul fondo della piscina. La vittima venne recuperata e riportata a galla ancora in vita ma i danni al cervello, provocati dalla mancanza prolungata di ossigeno, si rivelarono gravissimi e irreversibili.

In effetti da quel momento il bambino non riprese mai più conoscenza e sino all’aprile dello scorso anno ha vissuto in uno stato vegetativo (senza alcuna attività cerebrale) accudito e curato amorevolmente dai suoi genitori, costretti tra il resto ad affrontare questo incubo privi di alcun aiuto di carattere economico. Le due assicurazioni chiamate in causa non hanno mai sborsato un solo euro (a titolo risarcitorio) nonostante il procedimento penale avviato a carico di un bagnino e del responsabile della sicurezza della struttura.

Entrambi erano accusati di lesioni  personali colpose gravi per aver operato con presunta negligenza. Si trattava di un reato perseguibile a querela di parte, di competenza del giudice di pace. Ora
la situazione sotto il profilo processuale si è notevolmente aggravata: i due indagati sono chiamati a rispondere di omicidio colposo e si procede d’ufficio. Ciò significa che il procedimento non
potrà essere fermato neppure di fronte ad un adeguato risarcimento economico da parte delle assicurazioni che hanno probabilmente seguito una strategia tesa soprattutto al risparmio (pagare un invalido al 100 per cento vivo costa sicuramente di più rispetto al risarcimento dei congiunti per un danno da lutto), finendo però per nuocere involontariamente ai due assicurati.

In effetti se le assicurazioni avessero raggiunto un accordo risarcitorio con la famiglia della vittima (assistita in sede penale dall’avvocato Marco Mayr e in sede civile dalla società «Giesse» di Belluno) quando ancora Ilias El Hachimi era in vita sarebbe bastato il ritiro della querela di parte per fermare il procedimento. A quel punto i due indagati non avrebbero potuto finire una seconda volta sotto procedimento penale neppure in caso di decesso del ragazzino.

Ora, invece, il fascicolo è passato di competenza del tribunale e si procede d’ufficio. E’ probabile che la Procura chiuda l’inchiesta entro marzo. La perizia depositata in questi giorni dimostra, sotto il profilo medico legale, il nesso tra l’incidente in piscina ed il decesso del ragazzino a cinque anni di distanza. E’ infatti stato accertato che Ilias El Hachimi ha cessato di vivere per una complicanza
respiratoria che ha portato ad un soffocamento. Si tratta di una problematica clinica che insorge proprio in soggetti vittime di gravi danni neurologici (come in questo caso). Trattandosi di una condizione classica dei pazienti con danno neurologico ed essendo il danno neurologico derivato dall’annegamento l’accusa ritiene provato il nesso causale tra l’incidente in piscina e la morte.

Leggi l’articolo del 4 gennaio 2020 sul sito del quotidiano Alto Adige

Muore a 17 anni dopo cinque di coma

Il dramma nella piscina Acquarena nel 2014. Un bambino di 12 anni venne salvato dall’annegamento ma con gravi lesioni cerebrali

Due addetti all’impianto finirono a processo per lesioni colpose gravissime per ritardi nei soccorsi, Ora dovranno rispondere di omicidio colposo

BOLZANO. Ora la tragedia è completa. L’altra sera infatti ha cessato di vivere, dopo quasi cinque anni di coma profondo (considerato dai medici irreversibile) il ragazzino all’epoca 12enne che il 7 giugno 2014 rischiò di annegare nella piscina estiva più grande dell’Acquarena di Bressanone. Si tratta di Ilias El Hachimi, avrebbe compiuto 17 anni tra qualche mese ma la vita per lui e per i suoi famigliari si fermò in quel pomeriggio di inizio estate del 2014 quando un improvviso malore gli fece perdere i sensi mentre stava nuotando e giocano in piscina.

L’allarme. Nessuno del personale della sicurezza si accorse del dramma. Fu una ragazzina di terza media a dare l’allarme. Nuotando, vide il corpo sul fondo della piscina; scese per controllare e, dopo aver verificato che il ragazzo non si muoveva, risalì per allertare il personale della struttura. La vittima venne recuperata e riportata a galla ancora in vita ma i danni al cervello provocati dalla mancanza prolungata di ossigeno si rivelarono gravissimi e irreversibili.

In effetti da quel momento il bambino non ha più ripreso conoscenza e sino a lunedì sera ha vissuto in uno stato vegetativo (senza alcuna attività cerebrale) accudito e curato amorevolmente dai suoi genitori che hanno vissuto questo incubo privi di alcun aiuto di carattere economico. Le due assicurazioni chiamate in causa non hanno mai sborsato un euro nonostante il procedimento penale avviato a carico di un bagnino e del responsabile della sicurezza della struttura. Entrambi erano accusati di lesioni personali colpose gravissime.

Il processo. La famiglia del ragazzino ora deceduto si è costituita parte civile con il patrocinio dell’avvocato Marco Mayr e della società specializzata «Giesse risarcimento danni» che hanno seguito passo passo tutto l’iter giudiziario avviato per competenza davanti al giudice di pace di Bressanone. Ora, però, anche il quadro processuale cambia in quanto il procedimento è destinato ad essere trasferito davanti al tribunale di Bolzano ed i l capo d’imputazione a carico dei due inquisiti verrà trasformato in omicidio colposo.

Gli imputati. E’ molto probabile che nelle prossime ore la Procura della Repubblica disponga l’autopsia sulla vittima in quanto, sotto il profilo tecnico processuale, è necessario provare a livello clinico la correlazione tra quanto accaduto e l’evento morte. Come detto sotto processo al momento ci sono due possibili responsabili colposi involontari della tragedia. Si tratta di un bagnino (che al momento del dramma non sarebbe stato concentrato nel controllo della vasca) e del rappresentante legale di una società di consulenza a cui la direzione dell’Acquarena aveva affidato l’organizzazione operativa del servizio di sicurezza nelle varie piscine.

Le indagini sul dramma della parte civile hanno permesso di individuare, a carico del bagnino presente quella sera all’Acquarena, una presunta duplice responsabilità: da un lato, avrebbe lasciato andare via, pochi minuti prima che si verificasse l’incidente, un altro collega, il quale avrebbe potuto agevolmente controllare proprio la zona in cui avvenne l’annegamento; inoltre, lo stesso bagnino, è stato riconosciuto come capoturno e ciò comporterà per lui un possibile aggravamento della posizione, in quanto avrebbe avuto la responsabilità della sorveglianza della struttura.

In un comunicato emesso dalla «Giesse risarcimento danni» si afferma che “tutti i familiari sono distrutti dal dolore ma sono anche rammaricati che, a quasi 5 anni dai fatti, nessuna parola definitiva sia ancora stata detta sulle responsabilità per quanto accaduto”.

Leggi l’articolo del 18 Aprile 2019 sul sito del quotidiano Alto Adige

Bagnini a processo, nuova imputazione

Il giudice ha integrato il capo d’accusa per il dramma del ragazzino in coma dal 7 giugno 2014

BOLZANO. E’ ancora aperto il contenzioso legale legato alle presunte responsabilità per il dramma del ragazzino 12 anni che il 7 giugno 2014 rischiò di annegare nella piscina estiva più grande dell’Acquarena di Bressanone.

La nuova udienza programmata davanti al giudice di pace a carico di un responsabile della struttura e del capo bagnini (accusati di lesioni colpose gravissime) ha visto un indubbio passo avanti.

Il capo di imputazione, infatti, è stato integrato con due nuovi e importanti elementi d’accusa: il bagnino capoturno avrebbe lasciato andare pochi minuti prima che si verificasse l’incidente un altro collega bagnino, che avrebbe dovuto posizionarsi come jolly per il controllo proprio dell’area in cui avvenne l’incidente.

Inoltre, lo stesso bagnino è stato riconosciuto a tutti gli effetti come capoturno, mentre prima era stato indagato come semplice bagnino che si sarebbe trovato in quella zona solo per pulire una grata. E’ stato scongiurato insomma il rischio di dover affrontare un’istruttoria basata su un capo di imputazione carente.

L’udienza è stata rinviata al 20 marzo per permettere la notifica dei nuovi capi di imputazione. Per andare incontro alla difficile situazione che stanno vivendo ormai da anni i familiari, il pubblico ministero ha poi dato disponibilità a portare avanti il processo alla massima velocità.

Il giudice potrebbe fissare un’udienza al mese pur di arrivare al più presto a una conclusione. La famiglia del ragazzo (che oggi ha quasi 17 anni) assistita da Giesse Risarcimento Danni di Bolzano (gruppo specializzato in responsabilità civile) vive infatti ormai da anni questa situazione, tra immense difficoltà.

Dal giorno dell’incidente il ragazzo è in coma profondo e in stato vegetativo. Venne salvato in extremis dai bagnini della struttura dopo l’allarme lanciato da una piccola nuotatrice accortasi del corpo esanime di un bambino adagiato sul fondo della vasca.

Leggi l’articolo del 22 febbraio 2019 suo sito del quotidiano Alto Adige

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