DENUNCIA IL TUO CASO

Bisogno di aiuto? Segnalaci il tuo caso e ricevi informazioni

Incidente mortale madre e figlia Brancaccio Palermo

Incidente mortale madre e figlia Brancaccio Palermo

Il 12 dicembre 2018 il quotidiano La Sicilia pubblica un articolo sulla richiesta di condanna avanzata dalla Procura di Palermo per il duplice omicidio stradale di Angela Merenda ed Anna Maria La Mantia.

Chiesti 12 anni di reclusione (con riduzione a 8 anni per il rito abbreviato) per l’investitore.

I familiari delle due donne, la mamma morta sul colpo, la figlia poco prima di arrivare in ospedale, si sono affidati a Giesse Risarcimento Danni per la gestione della complessità del caso.

Apri gli articoli in pdf:

Investì madre e figlia, chiesti 8 anni per il pirata

Fuggì dopo l’incidente, guidava senza patente né assicurazione

È ancora in carcere e ora pende su di lui una richiesta di condanna a 8 anni: sarebbero stati 12, senza lo sconto previsto per il rito abbreviato, gli anni che i pm Vincenzo Amico e Sergio De Benedittis avrebbero proposto per Emanuele Pelli, il panettiere di 35 anni, sposato e padre di due figli, accusato di un duplice omicidio stradale.

L’11 maggio scorso l’uomo travolse e uccise Angela Merenda e la madre Anna Maria La Mantia, di 43 e 63 anni, in via Fichidindia. Aveva bevuto birra, era senza patente, perché gli era scaduta da tre anni e non era stata rinnovata; guidava, soprattutto, un’auto priva di assicurazione, una Punto celeste che viaggiava a 108 all’ora in una strada stretta e buia. E infine, dopo l’incidente, l’automobilista fuggi.

Insomma, ci sono tutte le aggravanti possibili contro l’imputato, nel contesto di un quadro normativo che ha reso le pene molto più severe, nel giudizio che si tiene davanti al Gup Roberto Riggio.

A ciò si aggiunge la richiesta di risarcimento avanzata in sede civile e anche penale dai familiari delle due vittime, che si sono affidati per questo a un gruppo specializzato, Giesse risarcimento danni. La parte civile è affidata a un legale della società, l’avvocato Rita Parla.

Pelli aveva reso un’ampia confessione, ma non aveva convinto col suo pentimento ex post. Aveva detto di non avere visto le due donne che uscivano dalla chiesa evangelica “Dio con noi”, perché la strada era al buio, ma la perizia aveva accertato che la velocità era eccessiva.

Aveva sostenuto di non aver potuto evitare l’impatto e poi di essersi fermato e subito dopo di essere scappato per paura, ma i testimoni – gli altri fedeli della chiesa – non avevano visto alcun rallentamento; anzi gli avevano visto spegnere le luci per fuggire indisturbato e non essere identificato attraverso la targa.

La sua ricostruzione era cioè molto lacunosa e poco riscontrata e la richiesta di perdono, manifestata davanti al Gip Ermelinda Marfia, era apparsa inconsistente. Annamaria La Mantia e Angela Merenda erano state prese in pieno in via Fichidindia, a Brancaccio: la mamma era morta sul colpo, la figlia poco prima di arrivare in ospedale.

Pelli era stato individuato dai carabinieri dopo che la sua Fiat Punto era stata ritrovata dalla polizia municipale, posteggiata in via Hazon e sprovvista di assicurazione.

La versione sulla velocità era stata facilmente smontata dall’esperto nominato dalla Procura: non erano certo i 50 orari di cui aveva parlato l’imputato, erano più del doppio, in una strada in cui anche rispettare il limite previsto (appunto, 50 all’ora) sarebbe potuto risultare pericoloso, dato che due auto affiancate in via Fichi d’India passano a mala pena.

Le due donne abitavano in via San Ciro, a poche decine di metri dal luogo dell’investimento. Anche la versione del panettiere sulla sua volontà di costituirsi non aveva affatto convinto, dato che i militari del Nucleo radiomobile erano arrivati a lui non immediatamente e una persona sinceramente pentita, come diceva di essere Pelli, difficilmente avrebbe atteso tanto.

Ancora, il perito aveva evidenziato “le pessime condizioni delle gomme, con l’evidente presenza di crepe sui fianchi, segnali di cottura dal sole e, addirittura, al mozzo anteriore destro, la presenza di un ruotino di scorta risalente all’epoca di acquisto della vettura, in condizioni ancor peggiori rispetto al restante treno di gomme”.

“Comportamento assurdo e irresponsabile”, dicono Diego Ferraro e Ivan Greco, responsabili delle sedi siciliane della Giesse.

Leggi l’articolo sui siti www.lasicilia.it e www.palermotoday.it

Sei stato investito da un'auto?

Giesse ti garantisce:
compenso

COMPENSO SOLO A RISARCIMENTO OTTENUTO

consulenza gratuita

CONSULENZA GRATUITA CON ESPERIENZA VENTENNALE

anticipo zero

NESSUN ANTICIPO
DI SPESA

sedi

PIU’ DI 40 SEDI IN TUTTA ITALIA

esperti

ESPERTI E TECNICI IN OGNI DISCIPLINA

© 2019 G.S.-GESTIONE SINISTRI s.r.l. - Sede legale: Via Vital, 96 - 31015 Conegliano Veneto (TV)
Camera di Commercio di Treviso N. REA 26958 - Capitale Sociale € 60.000 i.v. - P.Iva 03400230268 Libera professione svolta ai sensi della Legge 4/2013

Powered by Studio Cappello | Strategie Di Web Marketing