Due milioni di risarcimento per infortunio sul lavoro a Matera

Due milioni di risarcimento per infortunio sul lavoro a Matera

Giesse Risarcimento Danni ottiene risarcimento per infortunio sul lavoro a Matera

La notizia dei 2 milioni di euro di risarcimento alla famiglia di Armando Penta, l’operaio 52enne che perse la vita a seguito di un infortunio sul lavoro in provincia di Matera, viene riportata sul quotidiano “La Gazzetta del Mezzogiorno“.

Giesse Risarcimento Danni – gruppo specializzato in risarcimento per infortuni sul lavoro a cui si è affidata la famiglia – si sta adoperando affinché l’assicurazione paghi quanto stabilito dalla sentenza ormai passata in giudicato.

Operaio del Brindisino morì sul lavoro: risarcimento da 2 milioni di euro

«Unipolsai risarcisca quanto deve ai familiari di Armando Penta: c’è una sentenza passata in giudicato che condanna al pagamento di 2 milioni di euro».

La tragedia costata la vita al 52enne operaio di Oria «è giunta finalmente, dopo quindici anni, a una svolta, grazie alla tenacia dei familiari che in tutto questo tempo, udienza dopo udienza, impegnati in ben due processi, uno civile e uno penale, hanno continuato a chiedere incessantemente e a gran voce giustizia» rende noto Giesse Risarcimento Danni, il primo gruppo in Italia nel settore del risarcimento danni, grazie al quale la famiglia Penta è riuscita a ottenere l’importante riconoscimento di ben 2 milioni di euro di risarcimento.

La stessa Giesse, però, rende noto l’inaccettabile blocco al pagamento disposto dalla compagnia assicurativa.

«E’ stato un cammino lungo e faticoso – spiega Giuseppe Vacca, responsabile di Giesse Francavilla Fontana – nel quale sono state coinvolte due aziende: la MCM spa, di cui era dipendente Armando Penta, fallita in corso di causa e la Demolizioni Industriali srl, che aveva appaltato il lavoro, fallita anch’essa ma successivamente alla decisione del tribunale.

La Demolizioni Industriali srl aveva in precedenza sottoscritto una polizza con Unipolsai, con un massimale pari a 5 milioni di euro; a seguito della sentenza, passata in giudicato, pronunciata dal Tribunale di Matera, secondo la quale entrambe le aziende sono corresponsabili per quanto accaduto non avendo predisposto adeguate misure di prevenzione e per non aver vigilato, la compagnia assicurativa deve provvedere al pagamento dell’importo stabilito dal giudice essendo, appunto, garante della responsabilità civile di una delle aziende ritenute responsabili».

Ma Unipolsai non sta pagando, malgrado quanto deciso in sentenza e tutta una serie di altre azioni puntualmente intraprese da Giesse e dai suoi legali fiduciari per arrivare a sbloccare la situazione. «Di recente la compagnia ha manifestato la disponibilità a pagare – conclude Vacca – ma, inspiegabilmente, vorrebbe pagare una cifra di molto inferiore a quella indicata dal tribunale».

Era l’11 dicembre del 2007 quando Armando Penta perse tragicamente la vita mentre smantellava, insieme ad altri operai, l’ex stabilimento chimico Tecnoparco di Pisticci Scalo, chiuso allora già da più di quattro anni. Il compito che gli era stato affidato prevedeva lo smontaggio di tubazioni e macchinari presenti al quarto piano dell’edificio per gettarli poi, mano a mano, attraverso un buco nel pavimento, al piano sottostante per essere ulteriormente movimentati.

Alle 9 del mattino, dopo aver lasciato cadere un pesante pezzo di un macchinario dismesso nell’apertura, qualcosa però andò storto e di colpo si consumò la tragedia: Penta cadde nella buca, precipitò nel vuoto per quasi 7 metri e, per un macabro gioco del destino, rovinò proprio sullo stesso cumulo di pezzi di ferro e acciaio ammucchiato nelle ore precedenti da lui stesso e dai suoi colleghi sul pavimento del piano sottostante.

«L’ho visto con la coda dell’occhio precipitare nel vuoto insieme al pezzo» raccontò poi, ancora sotto choc alle forze dell’ordine un testimone della tragedia, un operaio che lavorava a pochi metri da Penta. Altri colleghi affermarono inoltre che, con tutta probabilità, il 52enne cadde poiché «rimasto impigliato con un guanto al pezzo gettato nel vuoto».

Articolo de “La Gazzetta del Mezzogiorno

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