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Donna incinta investita Torino: risarcimento pedone

Donna incinta investita Torino: risarcimento pedone

 

Il 30 maggio 2019 il sito tgcom24.mediaset.it pubblica un articolo relativo a un grave incidente stradale successo nel Torinese. Investita una 19enne all’ottavo mese di gravidanza. Rintracciato il pirata della strada che si era dato alla fuga.

A distanza di cinque mesi un nuovo articolo su La Repubblica.

La giovane vittima si è affidata a Giesse Risarcimento Danni che l’ha seguita sin dai primi momenti dopo l’incidente.

La piccola Sofia più forte del pirata della strada che la investì

Ha compiuto cinque mesi la bimba travolta a Orbassano. Gara di solidarietà per aiutarla

Sorride Elena, mentre tiene in braccio la sua Sofia, che tra pochi giorni compirà cinque mesi. La guarda crescere con tenerezza: «Il peso aumenta, pur con il sondino, l’alimentazione evidentemente va bene e questo un po’ mi rassicura», dice a chi la va a trovare da quando a fine agosto la bambina è stata dimessa. Ma è una consolazione che dura lo spazio di un sospiro. Crescere, per Sofia, sarà una sfida durissima. Come già lo è stato nascere, il 23 maggio.

Elena Tugui, 19 anni, arrivata da pochi mesi in Italia dalla Romania, viene investita sulle strisce pedonali della rotonda che c’è sulla circonvallazione di Orbassano. Ha un gran pancione, aspetta una bimba che sarebbe dovuta nascere dopo pochi giorni. Assieme al marito Marius Stan, vent’anni, romeno anche lui, sta spingendo il carrello della spesa verso il piccolo appartamento di Tetti Francesi, frazione di Rivalta, quando un pirata della strada la investe sulle strisce pedonali e scappa. Al Cto i medici la fanno partorire in una situazione di emergenza. Sofia è viva, ma l’incidente ha provocato una sofferenza fetale, una mancanza di ossigeno al cervello che ha provocato danni neurologici molto seri.

La mamma guarisce in fretta e viene dimessa, ma per quattro mesi la vita della giovanissima coppia ruota attorno ai medici del Regina Margherita, che seguono le fasi più critiche attraversate da Sofia che, tra le altre cose, non riesce a deglutire e nutrirsi da sola ed è collegata a una macchina che la alimenta forzatamente con un sondino e a un aspiratore che le tiene pulite le vie respiratorie. Da quando la piccola Sofia è nata, attorno ai genitori si è radunata una piccola comunità di persone che cerca di sostenerli in una battaglia che da soli farebbero fatica a combattere.

Elena non parla quasi italiano e passa le giornate in casa, a guardar crescere la sua bambina e a pensare a quel giorno che le ha stravolto la vita. Quella bimba che doveva farle fare pace con la vita, dopo aver vissuto lei stessa un’infanzia difficile, e che adesso si prepara a un futuro tutto in salita. « Il mondo le fa paura, non esce volentieri e soprattutto non esce da sola», dicono i conoscenti. Ma Marius, che fa il muratore e le dà sicurezza, lavora tutto il giorno per mantenere la famiglia e fa di tutto per regalare qualche sprazzo di normalità, da una gita al lago per una grigliata con alcuni amici a un viaggio in Romania che vorrebbero fare per Natale, pur con tutte le difficoltà nel prendere un aereo, con tutti i macchinari a cui Sofia deve essere attaccata.

Ma di fronte a tutte queste criticità, in molti hanno fatto la propria parte per aiutarli. A partire dai patrocinatori legali della Giesse, società di risarcimento danni, che dopo l’arresto del pirata della strada che ha causato l’incidente sono riusciti a ottenere dalla compagnia assicurativa della vettura un anticipo sul futuro risarcimento, dato per scontato poiché anche una consulenza data dal pm Vito Sandro Destito che indaga sulla vicenda ha accertato la piena responsabilità dell’uomo alla guida, Samir Ouelmes, che non aveva mai conseguito la patente.

Con quell’acconto Elena e Marius sono riusciti a cambiare casa e prendere un appartamento più grande e confortevole sempre a Tetti Francesi, in cui possono accogliere anche la nonna della bambina, a dare una mano e un conforto. Trovare i mobili non è stato un problema: «Un tinello in regalo si trova sempre — dice il sindaco di Rivalta, Nicola De Ruggiero — In queste situazioni si scopre quanto possa essere solida la rete della comunità in cui si vive, soprattutto quando si parla di ragazzi giovani, per bene e benvoluti da tutti».

E a dimostrarlo basta un episodio. Quando Elena e Marius hanno preso le chiavi della nuova casa mancava la corrente elettrica — necessaria per attaccare le macchine che nutrono Sofia — perché i vecchi inquilini non avevano pagato le bollette. E c’è voluto del tempo per risolvere la situazione, nonostante le sollecitazioni arrivate da più parti. Ma nel frattempo il dirimpettaio aveva già messo a disposizione un cavo che da casa sua portasse luce e corrente all’appartamento della piccola Sofia.

Ma non è solo questo. Ci sono gli interpreti che partecipano agli incontri con la psicologa dell’Asl che aiuta la mamma, le assistenti sociali che le fanno visita, la parrocchia che elargisce aiuti e i patrocinatori legali che li aiutano anche nelle pratiche burocratiche più semplici: «È brutto da dire — racconta Emanuele Cannadò, che segue la famiglia con Claudio Dal Borgo — ma mi rendo conto che cambia l’atteggiamento degli impiegati quando ad accompagnarli ci sono io, rispetto a quando si presentano allo sportello due giovani cittadini stranieri».

E per quanto ci sia un mondo di persone che li aiutano, i due giovani genitori non riescono ancora a percorrere quella rotonda — dove nei giorni scorsi un altro pedone è stato investito — senza essere soffocati dalla rabbia. « E io con loro — tuona il sindaco di Rivalta — Ogni mio commento su quella strada sembra un’ingerenza perché la competenza è di Orbassano e della Città metropolitana, però sono i cittadini di Rivalta che vanno in quel supermercato costruito appena oltre il confine e continuano a essere falciati sulle strisce pedonali».

Leggi l’articolo sul sito La Repubblica

Hai subìto un grave incidente stradale?

Donna incinta investita nel Torinese, il pirata della strada ha confessato: non aveva mai fatto lʼesame per la patente

La polizia ha individuato lʼuomo analizzando i video della sorveglianza e alcuni frammenti di carrozzeria staccatisi dalla vettura

Guidava senza patente. Perché lui, la patente, non l’ha mai conseguita. E così, quando ha travolto Elena, diciannovenne all’ottavo mese di gravidanza, è scappato. “Per paura”, ha detto al pm che lo ha interrogato. E’ stato catturato Samir Ouelmess, 28 anni, nato a Pinerolo (Torino) da madre italiana e padre marocchino, dopo le serrate ricerche della polizia municipale di Orbassano, il Comune nel cui territorio ha provocato l’incidente il 23 maggio.

La giovane investita era stata trasportata all’ospedale Cto di Torino, ha partorito con un cesareo d’urgenza. La figlia, Sofia, che ha una settimana di vita, è in gravi condizioni nel reparto di terapia intensiva neonatale del Sant’Anna, diretto dal dottor Daniele Farina. Nelle ultime ore c’è stato un lieve miglioramento, ma quello che preoccupa i medici è l’aspetto neurologico.

Ouelmess era al volante di una Fiat Stilo nera. Al pm Vito Destito ha spiegato che a nemmeno cento metri dallo schianto, mentre si allontanava, ha avuto un ripensamento. Poi ha proseguito la corsa fino a nascondere l’auto. La macchina è assicurata. Ma lui, che ha qualche piccolo precedente alle spalle, non ha mai avuto il documento di guida.

Oggi è stato arrestato per lesioni gravissime e omissione di soccorso. I vigili di Orbassano l’hanno rintracciato nella sua casa, a Piossasco. A lui sono risaliti analizzando i filmati delle telecamere di sorveglianza dei benzinai della provinciale e grazie all’esame di alcuni frammenti di carrozzeria che, nell’urto, si sono staccati dalla vettura.

“Almeno ora sappiamo chi è stato, anche se questo, purtroppo, non migliora le condizioni di mia figlia e della mia compagna”, dice il fidanzato Marius Stan. Quel giovedì, sulle strisce pedonali, al fianco della sua Elena c’era anche lui. “In un attimo – sottolinea – ho rischiato di perdere ciò che di più caro ho al mondo. Se quell’uomo si fosse fermato, magari le cose sarebbero andate diversamente. Odio? Non l’ho mai odiato e non lo faccio neppure ora”.

Ouelmess, che sino a qualche anno fa lavorava come barista in un locale, a Torino, ora è in carcere. “Abbiamo sempre avuto piena fiducia – commenta Claudio Dal Borgo della Giesse Risarcimento Danni, patrocinatore legale dei genitori di Sofia – nell’operato della polizia municipale. Fiducia che è stata confermata. Un lavoro fatto con attenzione, dedizione e caparbietà ha portato a individuare il responsabile”.

Leggi l’articolo sul sito TgCom24

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