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Diagnosi tardiva: condannato ospedale Belluno

Feltre Usl condannata diagnosi tardiva

 

Il 30 ottobre 2019 i quotidiani Corriere delle Alpi e Il Gazzettino di Belluno pubblicano un articolo relativo alla condanna dell’Ulss 1 Dolomiti a risarcire i familiari di Elio Faoro, 71enne di Arsiè deceduto a causa di una tardiva diagnosi di endocardite acuta.

I familiari si sono affidati a Giesse Risarcimento Danni per fare chiarezza e avere giustizia per quanto accaduto.

Muore per una diagnosi tardiva: l’Usl risarcirà la famiglia

Una sentenza del tribunale civile condanna l’azienda sanitaria a pagare. Elio Faoro aveva 71 anni, gestiva il panificio di Arsiè ed era attivo nel volontariato

FELTRE. Diagnosi tardiva: l’Usl condannata a un risarcimento danni. La famiglia di Elio Faoro ha vinto la causa civile promossa davanti al giudice Chiara Sandini e preferisce non specificare l’importo. Peraltro, almeno per il momento, non lo precisa nemmeno la direzione generale, con il direttore Adriano Rasi Caldogno. La sentenza è molto recente e può darsi che sia soltanto una questione di tempi.

Faoro aveva 71 anni e viveva da sempre ad Arsiè. Era molto conosciuto nel suo paese, soprattutto per la sua attività professionale: per oltre 40 anni aveva gestito il panificio di via Crociera. Vendeva in negozio e consegnava pane a domicilio. Ma era anche molto impegnato del mondo del sociale. Per dirne due, faceva parte del gruppo alpini e di quello della protezione civile.

Nel 2012 l’uomo deve sottoporsi a un’operazione al cuore: la sostituzione valvolare con protesi meccanica. Un intervento che diventa necessario quando una valvola non controlla più il passaggio del sangue, e compromette il corretto svolgimento del ciclo cardiaco. Il decorso post-operatorio sembra procedere nella maniera migliore fino a quando, nel gennaio dell’anno dopo, c’è un improvviso peggioramento delle condizioni del paziente, che si manifesta con tosse forte, febbre alta e difficoltà respiratorie.

Faoro viene portato al Pronto soccorso dell’ospedale Santa Maria del Prato di Feltre, dove viene sottoposto a emocoltura, la coltura di un campione di sangue ottenuto in condizioni di sterilità. L’esame evidenzia la presenza di setticemia da stafilococco e polmonite. I medici lo sottopongono a una terapia antibiotica, ma dopo un iniziale miglioramento la situazione precipita di nuovo e, nel giro di meno di un mese, Faoro è costretto a tornare in Pronto soccorso.

Il primo marzo i medici feltrini gli fanno un ecocardiogramma, dal quale emerge un’altra diagnosi: endocardite acuta e subacuta. Nel frattempo l’infiammazione aveva coinvolto il cuore e i sanitari tentano sostituzione della valvola aortica, provvedendo a un nuovo intervento chirurgico. Insorgono gravi complicanze post operatorie, che in meno di due giorni portano al decesso del paziente.

La famiglia si rivolge a Giesse Risarcimento danni di Belluno e promuove la causa civile, che si è conclusa con il risarcimento: «Come riporta la sentenza, è risaputo che i portatori di valvole cardiache artificiali sono esposti a un elevato rischio d’infezione, soprattutto entro il primo anno dall’esecuzione dell’impianto», spiega Claudio Dal Borgo, responsabile della Giesse, «se i medici, in occasione del primo ricovero, avessero sottoposto subito il nostro assistito a una semplice ecografia cardiaca – assolutamente richiesta dopo questo tipo di operazione, in presenza dei sintomi lamentati – secondo i nostri consulenti e quelli del tribunale, una corretta terapia avrebbe permesso di avere più probabilità di salvarsi».

Leggi l’articolo sul sito del Corriere delle Alpi

 

Una nuova valvola cardiaca, ma poi morì: Usl stangata

Una diagnosi tardiva “condannò” Elio Faoro di Arsiè: fu colpa dei sanitari. L’errore a Feltre: ora l’azienda sanitaria dovrà risarcire, come deciso dal Tribunale

Morì per infezione dopo la sostituzione della valvola cardiaca: l’Ulss condannata a un maxi risarcimento alla famiglia.

Lo rende noto Giesse Risarcimento Danni di Belluno, gruppo specializzato responsabilità civile e casi di malasanità, che ha seguito il caso per fare chiarezza e avere giustizia per quanto accaduto.

Il giudice Chiara Sandini del tribunale di Belluno – si legge nella nota diffusa ieri – ha condannato l’Ulss 1 Dolomiti al pagamento di un maxi risarcimento per la morte di Elio Faoro, 71enne di Arsiè deceduto a causa di una tardiva diagnosi di endocardite acuta. Non è stata resa nota la cifra del risarcimento. La morte dello storico panettiere aveva lasciato l’intera comunità in lutto il 4 marzo del 2013.

Elio Faoro aveva gestito per oltre 40 anni il panificio in via Crociera, consegnava il pane a domicilio ai compaesani e faceva parte del gruppo Alpini dl Arsié e della Protezione civile. «Tutto ebbe inizio nel febbraio del 2012 – spiegano da Giesse – quando Faoro si sottopose a un intervento di sostituzione valvolare con protesi meccanica. Il decorso sembrava procedere per il meglio, fino a quando, nel gennaio del 2013 ci fu un improvviso peggioramento delle condizioni di salute, con forte tosse, febbre alta e difficoltà respiratoria.

Giunto in pronto soccorso all’ospedale di Feltre, il 71enne venne sottoposto ad emocultura, che evidenziò la presenza di setticemia da stafilococco e polmonite. I medici lo sottoposero a terapia antibiotica, ma dopo un’iniziale sollievo le condizioni tornarono a farsi critiche e in meno di un mese fu costretto a tornare nuovamente in pronto soccorso. Soltanto il 1 marzo i medici lo sottoposero finalmente ad ecocardiogramma, dal quale emerse subito la corretta diagnosi: endocardite acuta e subacuta».

Ma era troppo tardi. «Putroppo – prosegue la nota – l’infiammazione nel frattempo aveva attaccato il cuore, i medici a questo punto tentarono la sostituzione della valvola aortica, sottoponendo Faoro a un ulteriore intervento chirurgico. Insorsero però gravi complicanze post operatorie che in meno di due giorni lo portarono al decesso».

«Come riporta la sentenza, è ben noto che i portatori di valvole cardiache artificiali sono esposti a un elevato rischio di infezione – spiega Claudio Dal Borgo, responsabile della sede Giesse di Belluno – ma sei medici, in occasione del primo ricovero, avessero sottoposto subito il nostro assistito a una semplice ecografia cardiaca (richiesta dopo questo tipo di operazione, in presenza dei sintomi lamentati) secondo sia i nostri periti che quelli del Tribunale, una corretta terapia avrebbe permesso di avere più probabilità di salvarsi». Da qui la condanna inflitta dal giudice all’Ulss 1 Dolomiti, che ora sarà obbligata a liquidare ai familiari di Faoro un maxi risarcimento.

 

 

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