Cadde con la moto per un tombino aperto: condannato il Comune

Cadde con la moto per un tombino aperto: condannato il Comune

Giesse Risarcimento Danni ottiene risarcimento per incidente stradale a Vicenza. 

La notizia della condanna del Comune di Schio, in provincia di Vincenza, al pagamento del risarcimento di oltre 300mila euro nei confronti di Roberto Collareda, il 53enne che cadde con lo scooter dopo aver centrato un tombino che sporgeva dall’asfalto, viene riportata ne “Il Giornale di Vicenza“.

Giesse Risarcimento Danni, gruppo specializzato in incidenti stradali, ha assistito Collareda riuscendo a fargli ottenere il risarcimento che gli era stato negato per 23 anni ma che gli spettava di diritto.

Cadde per il tombino, paga il Comune

L’amministrazione condannata per un concorso di colpa deve versargli più di 300mmila euro: lo ha deciso la Corte d’Appello dopo una lunga battaglia

La colpa dell’incidente che lo ha reso invalido è anche del Comune. Lo ha stabilito, 23 anni dopo lo schianto, la Corte d’Appello di Venezia, dopo che la Cassazione un anno fa aveva fissato una serie di elementi imprescindibili.

Pertanto, Roberto Collareda, oggi 53 anni, di Schio, si vedrà riconoscere dal Comune una somma superiore ai  300mila euro. L’incidente era avvenuto in via Cristoforo a Magrè la sera del 5 maggio del 1997.

Lo scooterista, che aveva 30 anni, era in sella ad un Ciao Piaggio. Cadde dalla sella perché aveva centrato un tombino che sporgeva di 8 centimetri dall’asfalto; certo, lui non viaggiava sulla destra ed era ubriaco, ma quell’ostacolo fu tra le concause del volo, in seguito al quale il giovane subì lesioni gravissime, di cui ancora oggi porta le conseguenze.

Eppure sono serviti 23 anni per fargli ottenere giustizia: l’errore concettuale dei giudici di Vicenza e Venezia (la prima volta che in Appello si discusse del caso), stabilì la Cassazione civile, è che «l’infrazione di una norma sulla circolazione stradale, pur potendo importare responsabilità ad altro titolo, non può di per sé dar luogo a responsabilità civile per un evento dannoso che non sia con essa in rapporto di causa ed effetto».

Nodo cruciale della vicenda giudiziaria la conclusione del consulente tecnico d’ufficio del tribunale, ingegner Corrado Frisiero, per il quale anche se Collareda fosse stato sobrio sarebbe caduto ugualmente a causa del tombino posto al centro della carreggiata.

I supremi giudici avevano accolto 4 dei motivi del ricorso dell’avvocato Alessandra Gracis di Conegliano, a cominciare dalla contraddittorietà della motivazione «con particolare riguardo all’individuazione del ruolo concausale del danneggiato nella provocazione» della disgrazia caduta.

Roberto oggi è invalido al 95% (dopo un anno d cure, fino al 1998) e nelle aule di tribunale è stato rappresentato dalla madre Lucia Dall’Amico, 73 anni, che ancor oggi lo segue con amorevoli cure.

«La Corte di Venezia – osserva l’avvocato Gracis – aveva sbagliato nel comparare la gravità delle colpe del Comune e del danneggiato nella considerazione della partecipazione di ciascuno alla provocazione delle conseguenze derivate da ciascun comportamento».

Inoltre, aggiunse il legale, «ha commesso l’errore di conferire rilevanza causale al comportamento di Collareda che andava contromano, anziché tenere una traiettoria rettilinea, senza considerare l’irrilevanza di questo elemento», così come della circostanza che fosse ubriaco, perché la posizione del tombino e la sporgenza di 7 centimetri non avrebbero impedito la caduta anche se Roberto fosse stato sobrio.

Finora per la famiglia erano stati versati 330mila euro dalle Generali, che assicurano il Comune. Dopo la sentenza della Cassazione, che aveva rimandato gli atti all’Appello in diversa composizione, ora Roberto ha ottenuto ragione.

«È una vittoria che tanto abbiamo atteso – commenta Massimo Gottardo, responsabile della sede Giesse risarcimento di Vicenza, che ha seguito la famiglia – Purtroppo, come spesso accade, ci sono voluti troppi anni per giungere a questo risultato, di cui siamo estremamente soddisfatti, anche e soprattutto in considerazione del fatto che, in primo grado, il giudice aveva completamente rigettato la domanda di risarcimento rivolta al Comune di Schio. Roberto invece non si è fermato».

Articolo de “Il Giornale di Vicenza

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