Asl Bolzano condannata a risarcimento per caso di malasanità

Asl Bolzano condannata a risarcimento per caso di malasanità

Giesse Risarcimento Danni ottiene risarcimento per caso di malasanità a Bolzano.

La sentenza con cui il Tribunale di Bolzano (seconda sezione civile) ha condannato l’azienda sanitaria locale a un risarcimento di oltre 130mila euro nei confronti dei familiari di un’anziana, caduta dal letto dell’ospedale e morta qualche ora dopo, viene riportata sui quotidiani “Alto Adige” e “Corriere dell’Alto Adige”.

Giesse Risarcimento Danni – gruppo specializzato in risarcimento a seguito di casi di malasanità – ha assistito i figli della donna riuscendo ad ottenere giustizia. Il Tribunale, infatti, ha riconosciuto le colpe dell’ospedale e condannato l’azienda sanitaria a un risarcimento di 135mila euro.

La sentenza è diventata definitiva.

Cadde dal letto e morì. L’Asl deve risarcire i figli

L’incidente avvenne nel 2014 al San Maurizio: vittima una donna di 88 anni. Per il giudice di Bolzano sarebbe bastato mettere le sponde. La famiglia riceverà 135mila euro.

Sarebbe bastato mettere le sponde al letto per evitare che la paziente, anziana e non autosufficiente, cadesse a terra, riportando ferite al capo che poche ore dopo si sarebbero rivelate fatali.

Questa, in estrema sintesi, la motivazione con cui il Tribunale ordinario di Bolzano (seconda sezione civile) ha condannato l’azienda ospedaliera bolzanina a risarcire i familiari di una donna di 80 anni che nel novembre 2014, durante il ricovero in ospedale, cadde dal letto riportando un trauma cranico che ne provocò la morte in poche ore.

Trascorsi ormai i giorni a disposizione dell’Asl per un eventuale ricorso, la sentenza è diventata definitiva e non più impugnabile.

«Giustizia è stata fatta – commenta Maurizio Cibien, responsabile di Giesse Risarcimento Danni per le Province di Trento e di Bolzano – A distanza di otto anni dall’incidente, il Tribunale ha confermato la colposa sottovalutazione del rischio caduta e la colposa omissione della predisposizione delle misure di contenimento da parte dell’azienda sanitaria. In altre parole: se il letto avesse avuto le sponde, l’anziana non sarebbe caduta e quindi morta».

I familiari della donna si sono affidati a Giesse Risarcimento Danni che, grazie allo studio legale Burchia, hanno ricostruito l’intera vicenda ed evidenziato le responsabilità dell’Asl.

Il giudice, infatti, ha accolto le conclusioni della consulenza di parte del dottor Francesco Pravato, nominato da Giesse, individuando alcuni fatti incontrovertibili, provati da documenti mai contestati dall’azienda sanitaria:

il 19 novembre 2014, a causa di “addome teso”, l’anziana viene ricoverata in Geriatria all’ospedale di Bolzano; alle 2 di notte del primo dicembre cade dal letto e sbatte la testa; il personale dell’ospedale accorre nella sua stanza e le somministra un antidolorifico; l’88enne peggiora rapidamente e viene sottoposta a tac. Alle 10.15 del mattino, la donna muore.

«Risulta provato che il letto fosse privo di spondine di sicurezza – continua Maurizio Cibien, di Giesse Risarcimento Danni – Una circostanza inspiegabile: la donna, infatti, era disorientata, priva di gambe e affetta da gravi disturbi alla vista.

Com’è possibile che non abbiano pensato di proteggerla fissando delle sponde ai lati del letto? Alla fine, la nostra tesi è stata accolta integralmente: il decesso dell’anziana è stato causato dal trauma cranico riportato a seguito della caduta».

Nella sentenza si legge che «tale evenienza era oggettivamente prevedibile e, come tale, evitabile predisponendo le adeguate ed opportune cautele». Per questo motivo, il giudice ha condannato l’azienda sanitaria di Bolzano a un risarcimento di quasi 135mila euro a favore dei tre figli dell’anziana.

«Al di là dell’ovvia precisazione che nessuna cifra può mai dirsi davvero risarcitoria per il dolore provocato dalla perdita di un proprio caro, abbiamo ottenuto un risultato che, professionalmente, ci soddisfa – conclude Maurizio Cibien, di Giesse Risarcimento Danni – infatti, se da un lato il tribunale ha liquidato degli importi tenendo anche conto dell’età avanzata e delle precarie condizioni di salute della donna, dall’altro  ha messo nero su bianco un fatto incontrovertibile: il decesso è stato conseguenza immediata e diretta della caduta dal letto privo di sponde. Ora confidiamo che il risarcimento arrivi nei termini previsti».

Articolo dell’Alto Adige

Paziente cadde dal letto e morì: l’Asl risarcirà i figli

Cadde dal letto d’ospedale, e morì poche ore dopo a causa di un’emorragia. A distanza di otto anni, i giudici della seconda sezione civile del tribunale di Bolzano hanno condannato definitivamente l’Azienda sanitaria (Asl) a risarcire i tre figli di 135 mila euro.

«Giustizia è stata fatta — commenta Maurizio Cibien, responsabile di Giesse risarcimento danni —. Il tribunale ha confermato la colposa sottovalutazione del rischio caduta e la colposa omissione della predisposizione delle misure di contenimento. In altre parole: se il letto avesse avuto le sponde, l’anziana non sarebbe caduta e non sarebbe morta».

I fatti risalgono al 19 novembre 2014 quando una signora bolzanina di 88 anni venne ricoverata in Geriatria, al San Maurizio, a causa di «addome teso».

Dopo le 2 di notte, la donna cadde dal letto, sbattendo la testa. Le sue condizioni peggiorarono rapidamente, tanto che la mattina dopo, poco dopo le 10, ne venne constatata la morte.

È stato il tribunale, con il supporto di due periti, a ricostruire il nesso causale tra l’emorragia e il decesso, e a stabilire la responsabilità dell’Asl, accogliendo la tesi della Giesse.

Anche se non espressamente citate nelle Linee guida sulla contenzione fisica del paziente, le condizioni della paziente rientravano infatti tra quelle per cui, nelle Raccomandazioni ministeriali, si prescrive l’utilizzo delle spondine ai letti dei pazienti.

Nel caso specifico, infatti, si ravvisano sia l’«età avanzata» (superiore ai 65 anni), sia l’«assunzione di farmaci idonei a influenzare lo stato di vigilanza» (la signora era disorientata), sia il «deterioramento delle funzioni neuromuscolari» (aveva entrambe le gambe amputate).

Il rischio di caduta, si legge nella sentenza, «era oggettivamente prevedibile e, come tale, evitabile predisponendo le adeguate ed opportune cautele».

Articolo del “Corriere dell’Alto Adige

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