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L’approfondimento Giesse: il concorso di colpa del trasportato

L’approfondimento Giesse: il concorso di colpa del trasportato

Il concorso di colpa del trasportato: quando e quanto si può ridurre il risarcimento in caso di mancato utilizzo della cintura di sicurezza?

“Mi sono risvegliata dal coma una settimana fa. L’ultimo sfocato ricordo è una macchina che ci viene addosso. Poi, buio pesto. Ero uscita con la mia amica per festeggiare la fine dell’anno scolastico, era il 7 giugno, sono passati parecchi giorni da quella tragica notte e oggi ho scoperto un’amara verità, l’assicurazione non vuole risarcirmi integralmente. Dicono che la responsabile sia io, dicono di avermi trovata fuori dal veicolo, dicono che non indossassi le cinture di sicurezza.” Storie di questo tipo sono all’ordine del giorno, per questo è opportuno fare un po’ di chiarezza sugli aspetti normativi che possono caratterizzare una tale fattispecie: il concorso di colpa del trasportato.

Il terzo trasportato, nel nostro ordinamento giuridico, oltre alla ordinaria copertura aquiliana ex. artt. 2043 e 2054 c.c., è tutelato specificamente dall’articolo 141 del Codice delle Assicurazioni private, il quale, con la sola eccezione del caso fortuito e con il limite del massimale minimo di legge, prevede che sia la compagnia del veicolo in quel momento utilizzato (vettore) a dover risarcire il danno da egli subìto, a prescindere da una responsabilità del conducente.

Concorso di colpa del trasportato: la ratio del Legislatore è di fornire più strumenti di tutela a favore del soggetto debole (danneggiato), ovvero semplificare la procedura di risarcimento. Tuttavia anche il trasportato può, per le sue eventuali azioni omissive, essere considerato responsabile (parzialmente o totalmente) del danno patito.

La fattispecie prospettata in apertura, ossia il mancato utilizzo delle cinture di sicurezza del trasportato, può indurre la Compagnia assicurativa a contestare le richieste risarcitorie della vittima, invocando l’articolo 1227 c.c.: l’omesso utilizzo dei mezzi di ritenzione ha (o può aver) contribuito al verificarsi del danno e ciò determina la riduzione del risarcimento in misura proporzionale alla gravità della colpa e alla entità delle conseguenze che ne sono derivate.

L’invocata riduzione proporzionale del risarcimento da parte delle compagnie assicurative non opera, però, in maniera automatica, essendo le stesse obbligate ad assolvere i relativi oneri probatori, dimostrando, da un lato, il mancato o scorretto utilizzo delle cinture di sicurezza (Cass. Civ. sez. III n. 4954/07) e, dall’altro, il nesso di causa tra tale condotta colposa e i danni (tutti o alcuni) riportati dal trasportato (vedi Cass. Civ. sez. III n. 5795/2014).

La riduzione dell’importo risarcitorio è dovuta anche nel caso in cui il trasportato fosse un minorenne o, più in generale, un incapace: la Corte di Cassazione ha già più volte ribadito (recentemente con l’arresto n. 5787/17 ) un orientamento che va cristallizzandosi, attribuendo alla locuzione “fatto colposo” contenuta nel 1227 c.c. il compito di descrivere un comportamento oggettivamente in contrasto con una regola di condotta e non un comportamento colposo, dovendosi l’indagine limitare “ (…) all’accertamento dell’esistenza o meno della causa concorrente nella produzione dell’evento dannoso, prescindendo dall’imputabilità del fatto all’incapace e dalla responsabilità di chi era tenuto a sorvegliarlo”; detto altrimenti, il concorso colposo del creditore si concretizza nel comportamento umano obiettivamente in contrasto con norme positive o di comune prudenza, e non il comportamento connotato da colpa, non potendosi infatti parlare di colpa per l’incapace (Cass. Civ. sez III n. 14548/09)

La percentualizzazione del comportamento colposo della vittima, che si traduce, ovviamente, in riduzione proporzionale del risarcimento ad essa spettante è, nella prassi degli uffici liquidativi delle compagnie assicurative, dimensionata tra il 20% e il 40%; anche i giudici di merito arrivano a ridurre gli importi risarcitori in base a percentuali simili, seppur non nel modo standardizzato utilizzato dagli uffici liquidativi delle imprese assicurative.

E’ bene ricordare, infatti, che tutte le fattispecie sono connotate da particolarità sempre diverse che meritano approfondimenti ad hoc sull’effettiva incidenza causale della condotta del creditore/danneggiato; a tal proposito, con specifico riguardo ai danni da circolazione stradale conseguenti (anche) al mancato uso delle cinture di sicurezza, si assiste recentemente ad una condivisione di responsabilità tra trasportato e conducente (il cosìddetto concorso di colpa del trasportato), sul presupposto che anche su quest’ultimo ricada, in parte, la colpa del mancato utilizzo dei presidi di sicurezza all’interno dei veicoli: in un obiter dictum di Cass. Civ. sez. III n. 20630/16, Rel. dott. Rossetti, la Corte ha confermato il decisum della Corte di Appello di Bologna la quale, in un caso di sinistro stradale, aveva ritenuto che l’omesso uso delle cinture di sicurezza avesse concausato il danno nella misura del 30%, ma aveva imputato tale percentuale per metà al conducente e per metà al trasportato, riducendo così complessivamente il risarcimento a quest’ultimo spettante solo del 15%.

Utilizzare correttamente tutti i presidi di sicurezza (cinture, da allacciare anche se seduti sui sedili posteriori, seggiolini per minori, casco, ecc.) è, quindi, l’unica opzione possibile, in primo luogo per contenere al massimo l’entità delle lesioni potenzialmente riportabili in un sinistro stradale, in secondo luogo per evitare (giuste ma evitabili) attribuzioni di corresponsabilità e conseguenti riduzioni dei risarcimenti.

dott. Silvano Cibien – Responsabile Ufficio Tecnico e vicepresidente Giesse Risarcimento Danni

Giacomo Deola – Ufficio Tecnico area Macro Giesse Risarcimento Danni

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