Cosa fare in caso di danno da parto?

Cosa fare in caso di danno da parto?

Il risarcimento per danno da parto è legato al tipo di lesione e/o danno riscontrati nelle fasi che precedono o seguono il parto. Capita, tuttavia, che l’ostetrica o il ginecologo commettano errori medici anche durate il travaglio e/o il parto.

Anni fa, ad esempio, quando il parto cesareo era una pratica sperimentale non ancora perfezionata come lo è oggi, i parti difficili venivano gestiti tramite forcipe. Si tratta di uno strumento chirurgico, a forma di pinza, che serviva per afferrare la testa del feto ed estrarre il corpo del neonato, con un’alta probabilità però di ferirlo.

Oggi il forcipe viene usato raramente e solo nelle fasi finali del parto, ma ci sono altri tipi di lesione che rientrano nella categoria della malasanità in sala parto e che possono compromettere – talvolta irrimediabilmente – un momento che dovrebbe invece portare gioia e felicità all’interno di una famiglia.

Quali sono i danni da parto?

Partiamo dalle lesioni pre-partum. Si manifestano quando il ginecologo non riconosce e di conseguenza non tratta alcune complicazioni che possono insorgere nella gestante, quali la gravidanza extrauterina (quando l’impianto dell’ovulo fecondato avviene al di fuori dell’utero), alcune malattie contagiose e la sofferenza del feto.

Ma qualcosa può andare storto anche durante il travaglio e il parto: si passa dalle deformazioni della testa del bambino con gonfiori, ecchimosi, graffi (di solito non vengono classificate come lesioni, in quanto la testa si allunga durante la spinta nel canale del parto e ritorna normale nel giro di qualche giorno), alle emorragie (subgaleali, subaracnoidee, subdurali, epidurali, intraventricolari, intraparenchimali) che possono richiedere il ricovero del piccolo nelle Unità di cure intensive neonatali, alle lesioni dei nervi e delle ossa (ad esempio: frattura della clavicola, dell’omero o del femore), alla paralisi ostetrica (ossia la perdita di motilità di un arto superiore).

Infine, possono manifestarsi lesioni post-partum: parliamo, in questo caso, di danni cerebrali che emergono a posteriori e che sono legati o da un mancato trattamento di infezioni contratte dal neonato durante la gravidanza o da errori del personale sanitario nella gestione di problemi respiratori.

L’asfissia perinatale, ad esempio, ossia una riduzione del flusso ematico ai tessuti o dell’ossigeno nel sangue del neonato, può portare a lesioni di uno o più sistemi di organi, con conseguenze molto gravi. Il piccolo appare senza vita alla nascita e deve essere rianimato.

Gli organi danneggiati guariscono solitamente in circa sette giorni ma se le lesioni riguardano il cervello e rientrano tra quelle definite moderate o gravi, possono rimanere segni permanenti – classificati appunto come danno da parto – che vanno da un lieve disturbo dell’apprendimento fino alla paralisi cerebrale. Non sempre, però, si riesce a identificare la causa esatta dell’asfissia perinatale.

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I tempi della denuncia per danno da parto

Ipotizziamo di aver subito un danno, dovuto a un errore in sala parto, e che si voglia chiedere un risarcimento danni per malasanità. Come ci si deve comportare e a chi ci si deve rivolgere? In casi delicati come questi è necessario affidarsi a un team di esperti, come Giesse Risarcimento Danni (gruppo con sedi in tutt’Italia specializzato nella tutela dei familiari delle vittime di malasanità), in grado di accompagnare il danneggiato o i suoi familiari nella delicata e a volte complessa richiesta risarcitoria per danno da parto.

Gli step successivi sono due:

  1. dimostrare, tramite accertamenti medico-legali (meglio se strumentali), che la mamma e/o il bambino abbiano effettivamente subito un danno per malasanità in sala parto;
  2. provare che esiste un nesso tra questo danno e la condotta del medico o degli altri operatori sanitari che hanno preso in cura la donna e il suo bambino. Naturalmente, è fondamentale escludere la presenza di malattie congenite o di precedenti stati di salute che potrebbero aver contribuito al manifestarsi del danno.

La difficoltà dei genitori nel riconoscere prontamente i danni da parto e, soprattutto, nel collegare alcune complicazioni (emerse a posteriori con la crescita del bambino) a quel primo evento iniziale, fanno sì che la denuncia per malasanità in sala parto sia spesso tardiva. È fondamentale, quindi, conoscere i paletti normativi entro cui muoversi.

Qualora si decidesse di agire in sede civile nei confronti dell’azienda ospedaliera è possibile farlo entro 10 anni dall’evento (che scendono a 5 nel caso di un’azione contro il medico responsabile). Attenzione anche alla decorrenza dei termini di prescrizione dei casi di malasanità.

Il conteggio parte sempre dall’istante in cui la malattia è – o avrebbe dovuto essere – rilevata e percepita con l’ordinaria diligenza (quindi in un momento posteriore rispetto alla commissione dell’errore medico, causa scatenante del danno). Abbiamo parlato di questo, in modo più specifico, nell’articolo “Risarcimento malasanità: i tempi per la denuncia” presente all’interno del nostro blog.


Leggi anche “Risarcimento per infezione in sala operatoria


Risarcimento malasanità parto: numeri e percentuali

Riassumendo quanto già osservato nei capitoli precedenti, possiamo affermare che per errore da parto s’intende la morte o un grave danno alla madre e/o al neonato causati da un errore in sala parto. Sono eventi piuttosto rari, per fortuna, che rappresentano il 3% del totale dei sinistri ospedalieri.

Tuttavia, a riprova delle gravi conseguenze che normalmente ne derivano,  impattano per il 13% sul costo totale degli stessi. In altre parole, pur avendo una frequenza molto bassa, gli errori da parto hanno un costo medio di oltre 426.000 euro per ogni singolo caso (fonte: 13esimo Report Medmal, lo studio di Marsh sull’andamento del rischio da medical malpractice nella sanità italiana pubblica e privata).

Lo stesso ragionamento vale per il risarcimento per danno da parto. L’importo medio si aggira infatti intorno al mezzo milione di euro (472.045 euro per la precisione), confermando ancora una volta l’alto impatto economico che questi errori hanno sulle strutture ospedaliere. Quasi un quarto del totale degli importi liquidati, infatti, arriva per danni avvenuti nei reparti di Ostetricia e Ginecologia.

L’importo massimo liquidato per danni al neonato è stato di oltre quattro milioni di euro, mentre è di quasi 3,5 milioni di euro quello per danno da parto.

Parliamo, in questi casi, dei cosiddetti “eventi sentinella”. Secondo le indicazioni del Ministero della Salute, sono definiti “eventi sentinella” quegli “eventi avversi di particolare gravità, che causano morte o gravi danni al paziente e che determinano una perdita di fiducia dei cittadini nei confronti del Servizio Sanitario”.

L’evento sentinella più grave e, di conseguenza, più costoso per le aziende ospedaliere è quello riguardante la morte o la disabilità permanente di un neonato sano, privo di malattie congenite, con peso inferiore ai 2,5 chilogrammi. Segue, in termini di gravità, la morte in sala parto della madre o una malattia grave legata al travaglio e/o parto.

L’assistenza e il risarcimento per danno da parto

I danni da parto non sono sempre riconducibili a un caso di malasanità o a una colpa grave del medico curante. Talvolta, scaturiscono da meccanismi imprevedibili che non possono essere arginati o limitati nelle loro conseguenze e che dimostrano soltanto l’impotenza dell’uomo di fronte ad alcuni eventi non ancora pienamente evitabili.

Quando il danno da parto, invece, è legato a malpractice si entra nel campo della responsabilità medica e la famiglia ha diritto a un risarcimento danni per quanto subito.

I danni, e quindi l’importo liquidato, sono spesso elevatissimi. Non solo per la giovanissima età del danneggiato, ma anche per tutto quello che potrebbe derivare dall’evento tragico: assistenza costante da parte di familiari e/o dal personale sanitario (può essere temporanea o, molto spesso, durare tutta la vita), tutori/ausili per muoversi nelle attività quotidiane (compresi eventuali ausili informatici per l’apprendimento), fisioterapia e interventi mirati in casa (qualora ci fosse la necessità di abbattere le barriere architettoniche).

Non dimentichiamoci, inoltre, gli effetti negativi che questi cambiamenti hanno sulla psiche e sulla vita dei genitori. Certo, sono eventi gravi, dolorosi ma per fortuna rari. L’importante è affidarsi a un gruppo di esperti, come noi di Giesse Risarcimento Danni, per sciogliere qualsiasi dubbio riguardo a un possibile danno da parto e per valutare poi un’eventuale azione in sede civile perché chi ha sbagliato paghi per quanto accaduto.

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